Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli


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Monday Morning, Drops of Jupiter

Ascolto il lento incedere della pioggia, il suo tamburellare ritmico sulla mia macchina, i lampi che rischiarano il paesaggio, mentre io sono fermo a sentire. Vorrei scriverlo, in un modo solo, ma… Punto, come diceva Celentano. Ma non voglio disturbare (dato che temo sarebbe così). È solo pioggia, perle in cerca di una guancia, mare in questo cielo notturno, piccole comete di vita a cui vorrei affidare un desiderio. Ecco, seguile, vai. Corro, per non bagnarmi, corro, perché è tardi, corro e poi mi fermo.
Piove, ed io mi bagno. Ma in fondo è solo acqua, mi asciugherò. Ancora sotto il portico, ascolto questa musica, sento i suoi profumi spandersi, mentre il fresco fa capolino sul mio collo.

Non so dove mi porterà questo autunno, per ora mi godo lo spettacolo, il resto si vedrà.


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Esprimi un desiderio

È tardi, molto tardi, ma c’è sempre tempo, basta volerlo, basta scrivere più rapido, pensare più rapido, essere più rapido. E poi non dimentichiamoci che io sono il tempo ;)

E se vi chiedete come possa pubblicare un post a questa ora, beh, potrei dirvi che il mio cellulare fa cose fantastiche con internet, certo se avessi anche solo un centesimo di euro di disponibilità (e ringraziamo la celerità del sito della nell’attivazione delle ricariche), oppure potrei dirvi che sono rimasto fino all’ultimo davanti al pc per postare il più vicino possibile alla cortina di ferro tra vecchio e nuovo anno, oppure potrei ricordarvi che wordpress da la possibilità di pubblicare i post ad orari preimpostati. Insomma, di possibilità non siamo carenti :D

Il 2009 è alle spalle oramai, è solo questione di ore, e sinceramente mi accorgo ora di quanto tempo sia davvero passato. È stato un anno rapidissimo questo per me, volato come foglie sospinte da uno zefiro di primavera, come un battito di ciglia mentre si osserva rapiti il tramonto. Sono successe molte cose, molti cambiamenti, molti inizi e molte fini. Quest’anno sì ha visto alti e bassi, ma anche picchi e fosse che sinceramente non vivevo da un bel po’. Ho ritrovato persone che in Portogallo avevo tenuto lontane, cementato alcune amicizie, fatte di nuove e cambiato il senso di altre. Magari ho vissuto alcune di queste cose non sempre con il sorriso, ma l’importante è provarci.

E il 2010 ora bussa alla porta, un libro bianco che aspetta di essere scritto, un bicchiere da riempire per brindare nuovamente a me (noi, e chiaramente anche voi),

Ecco l’elenco dei buoni propositi per il 2010 … che poi più che buoni propositi sono cose che mi impegnerò a portare avanti (e forse si, sono la stessa cosa, ma mentre scrivevo pensavo che buoni propositi fosse una forma troppo inflazionata e svuotata del senso che vorrei dargli, qualcosa che ho serie intenzioni di fare e non una lista di considerazioni da rispolverare ogni anno poco prima del 31):

– Vorrei imparare ad essere più paziente, essere capace di attendere nel senso umano del termine,
– Vorrei imparare a non tenere lontane da me le persone cui voglio bene, e non sarà uno scherzo,
– Riempire i buchi di tempo che ancora ho per vedere se riesco a capire qualcosa del mondo,
– Viaggiare un po’ di più, anche se oramai sono povero in canna (ma vi racconeterò più avanti),
– Scrivere un post a settimana, per avere una appuntamento fisso che mi faciliti lo scrivere,
– Leggere ogni sera (quando sobrio :D ) almeno un po’, altrimenti che li compro a fare i libri?
– Disegnare una volta a settimana, almeno per affinare la tecnica (ma sono scarso comunque xD),
– Imparare cose nuove, per arrivare la dove non sono mai giunto prima :D
– Non ignorare le cose che non mi vanno, ma imparare a vederle dal lato giusto,
– Impegnarmi seriamente per imparare il Russo e tenermi allenato con il Portoghese,
– Migliorare ancora la mia forma fisica, se possibile evitando di uccidermi nel farlo,
– Trovare un lavoro o un dottorato per qualche anno all’estero.

E poi vi metto anche l’elenco di alcune cose che non intendo cambiare, tipo:

– Non mi metterò al centro della mia vita, sono felice quando posso fare felici gli altri,
– Non lascerò andare qualcuno perché non è come vorrei che fosse,
– Nemmeno cambierò idea sul fatto che gli ideali devono entrare nella vita reale,
– Che la vita è sacra e va rispettata in ogni sua forma,
– Che la natura non è buona o cattiva.

Alle liste mancherà sicuramente qualcosa, le ho scritte di fretta, ma non voglio essere puntiglioso (ok, aggiungiamolo come punto per i buoni propositi ;) ), c’è molto da migliorare, ma l’importante sarà iniziare con volontà ed avere costanza nel farlo.

E potendo (perché il volere c’è già) cercherò di perdermi, in me stesso e le mie idee, nel mondo e la natura che ci circonda, ed in qualcuno di speciale con cui condividere la strada.

Il vostro desiderio si è avverato, Buon 2010 a tutti :)


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Quel che resta del fotovoltaico

Qualche giorno fa, rapidamente, leggevo qualche articolo su giornalettismo (che non leggevo, purtroppo, da un po’) e mi sono soffermato su questo articolo, dove veniva presa in esame una tra le fonti di energia più discusse negli ultimi anni, ovvero il fotovoltaico. Purtroppo l’articolo, pur dando nell’idea centrale un buono spunto di riflessione, ha usato dati spesso mal interpretati, quando non sbagliati, così con il mio solito piglio saccente mi sono messo a riscriverlo secondo una prospettiva più corretta.

Cosa Consumiamo – La vostra casa probabilmente ha un contratto da 3.3 kWh e consumerà 1.2MWh l’anno. Un paese come l’Italia ha mediamente bisogno di 41.1 GW di potenza elettrica istantanea (dove di giorno abbiamo una media di 50GW e di notte di 28GW), i consumi complessivi nel 2007 sono stati di circa 360 000GWh. Ecco, iniziamo con il dire che di questi 360 TWh quasi 49TWh li importiamo (ed esportiamo 2.6 TWh), 12.5 TWh servono per far funzionare gli impianti di produzione, 7.6 TWh servono per immagazzinare energia (pompaggio) mentre quasi 21 TWh se ne vanno in perdite di rete. Alla fine dei conti, l’utente finale nel 2007 ha consumato quasi 319 TWh, le perdite di rete quindi corrispondono al 6.5% del consumo. L’agricoltura assorbe l’1.8% dei consumi, il domestico il 21%, il terziario il 28.3% e l’industria la fa da padrona con il 48.9%. Il fabbisogno di energia viene soddisfatto per il 48% dal gas naturale, il 13% dall’importazione, il 12% dal carbone, l’11% dalle centrali idroelettriche, il 6% dal petrolio e suoi derivati, il 2% dall’eolico. L’intero comparto del solare rappresenta lo 0.012% della domanda.

Cosa ci Arriva sulla Testa – Il Sole, fortuna nostra, emette costantemente una energia pari a 383 yottawatt, alla distanza a cui si trova la Terra arrivano dal sole 1367 watt per metro quadro. Però tale energia prima di arrivare sulla nostra pelle viene assorbita in parte dall’atmosfera e riflessa dalle nuvole, acque e ghiacci. L’insolazione media in Italia è pari a circa 200 watt per metro quadro. Tale valore è medio e considera già le variazioni dovute al ciclo giorno/notte, solstizio/equinozio, nuvoloso/sereno, mezzogiorno/tramonto. Ci sono due modi per produrre energia elettrica a partire dalla luce solare: usare il calore del Sole per scaldare l’acqua (solare termico), o usarlo per creare correnti elettriche tramite particolari dispositivi elettronici (solare fotovoltaico).

Il Fotovoltaico – Per sostituire tutta l’energia non rinnovabile che l’Italia usa (271TWh all’anno,  31GWh ) servirebbero 155 chilometri quadrati (usando un valore di 200 Wh per metro quadrato e una ipotetica efficienza del 100%). Ovviamente ci sarebbero alcuni limiti, dato che di notte i pannelli non fornirebbero energia e quindi servirebbero accumulatori o fisici (come il famoso pompaggio di cui abbiamo parlato all’inizio) o elettrici (come batterie o magari supercondensatori). Supponiamo però che non ci interessi rendere indipendenti tutti gli organismi consumatori, ma solo il consumo domestico. In questo caso, a fronte di un consumo nel 2007 di 67 TWh anno (che sono 7.67 GWh), avremmo bisogno di 38.5 chilometri quadrati di pannelli, ipotizzando ora una efficienza media del 10% sarebbero necessari 385 chilometri quadrati di pannelli solari per rendere indipendente tutto il consumo domestico. Se prendiamo i primi 100 (http://it.wikipedia.org/wiki/Primi_100_comuni_italiani_per_superficie) comuni italiani per superficie, e ipotizziamo che il 10% di tale superficie siano abitazioni, e che il 10% di tali abitazioni sia esposta al sole otterremmo 321 chilometri quadrati di spazio disponibile.

Il Rendimento Energetico – I pannelli fotovoltaici, come ogni altra macchina, non hanno certo un rendimento del 100%. I pannelli fotovoltaici funzionano sfruttando l’effetto fotoelettrico (fenomeno fisico per la cui interpretazione Einstein ricevette il nobel per la fisica), ovvero il processo per cui alcuni materiali se colpiti da una radiazione elettromagnetica ad una certa frequenza emettono degli elettroni. Attualmente, nonostante siano disponibili sul mercato anche pannelli che possono raggiungere il 20% di efficienza, le soluzioni con il migliore rapporto di costo/prestazioni ci portano a pannelli con efficienza del 10%. Attualmente la maggior parte delle celle solari in commercio sono basate sul silicio, monocristallino dove si cercano i rendimenti più elevati (comunque il rendimento massimo teorico è del 33%) oppure policristallino dove invece si vuole privilegiare la versatilità d’uso (il silicio policristallino è meno fragile e può essere adattato a qualsiasi superficie).

I Materiali e Le Tecnologie – Al contrario di quanto si possa pensare, se è pur vero che la stragrande maggioranza delle soluzioni fotovoltaiche si basano sul silicio mono- o policristallino, esistono già in commercio pannelli basati su fotopolimeri, panelli a film sottile (quelli dei satelliti, per intenderci) e ottimizzazioni dei classici pannelli al silicio. Le aree di ricerca non mancano di certo, ma è vero che allo stato attuale tali soluzioni (quelle alternative al silicio) non vedranno un ampliarsi dell’utilizzo commerciale prima di una decina di anni. Ad oggi l’unica tecnologia che potrebbe rivaleggiare con il silicio, nonostante i ridotti rendimenti (3-5%), sono proprio i polimeri fotoelettrici, per via dei costi di realizzazione molto più bassi, e del maggiore spettro di applicabilità (essendo i polimeri fotoelettrici adattabili ad ogni forma e la possibilità di essere resi anche trasparenti).

Il Solare Termico – L’altra possibilità offerta dal sole è quella del solare termico, ovvero un impianto che utilizzi l’energia del sole per riscaldare l’acqua di casa (anche in questo caso è necessario un sistema per conservare il calore durante la notte od i giorni nuvolosi). Purtroppo il solare termico, pur avendo efficienze maggiori della sua controparte fotovoltaica, è relegato all’ambito termico, ambito che è poco interessato dall’utilizzo di corrente elettrica (almeno nell’ambito domestico, dove il gas la fa da padrone nella generazione di calore).

In Conclusione – Dopo questa ri-analisi dei dati, un po’ di chiarezza (almeno per me) è stata fatta. Dal punto di vista prettamente realizzativo oggi è possibile mantenere l’intera richiesta energetica del settore domestico tramite il fotovoltaico. L’indipendenza del settore domestico, la riduzione delle perdite di sistema e la riduzione dell’inquinamento sarebbero tutte pesanti conseguenze di un passaggio al fotovoltaico.
Purtroppo però, anche nelle miglior condizioni, oggi il tempo di ritorno dell’investimento per il fotovoltaico è di almeno dieci anni, ed a meno di cali bruschi dei prezzi di produzione non si abbasserà di molto nel tempo a venire. Inoltre le considerazioni fino a qui fatte hanno riguardato solo il comparto domestico dei consumi, tralasciando l’industria che la fa da padrona e che ha esigenze molto differenti e variegate rispetto al domestico. Per quanto visto fino a qui, né oggi né nell’arco di cinque anni sarà pensabile sostituire completamente la produzione energetica italiana con il fotovoltaico, non solo per dei limiti sui costi, ma anche dal punto di vista tecnico.

E’ invece pensabile e possibile rendere l’utenza domestica completamente indipendente ed autonoma, e questo si è fattibile nell’arco dei prossimi cinque anni, con costi ed investimenti che saranno minori quanto di più grande portata sarà un eventuale piano.

Il fotovoltaico è una fetta del futuro che potrebbe già essere presente.

Link interessanti:
Costi del fotovoltaico
Il ritorno energetico


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Wolf

Direttamente da wikipedia:

A lone wolf is a wolf that lives by itself rather than with others as part of a pack. Lone wolves are typically old specimens driven from their pack or young adults in search of new territory. Instead of openly challenging the leadership of the pack leaders, most young wolves between the ages of 1-4 years leave their family in order to search for a pack of their own. Though it is shown that some wolves will simply remain lone wolves As such lone wolves are usually stronger, more aggressive and far more dangerous than the average wolf that is a member of a pack. They have difficulty hunting, as wolves’s favorite prey are large ungulates, and it is nearly impossible for a wolf to bring one down by itself (hunting on their own can be done, as lone wolves are naturally stronger and some specialise in hunting moose on their own). Instead, they will hunt smaller animals and scavenge. Sometimes, a lone wolf will find another lone wolf of the opposite sex, and the two will start a new pack.


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2009

Il prossimo anno è già iniziato, inizia tra poco, tra qualche oretta entrerà.
Si preannuncia un anno difficile, ma poi di anni facili non se ne sono mai visti per la maggioranza delle persone.
Non faccio un bilancio dell’anno trascorso, non sono bravo con i numeri :D, e poi il passato è passato e rimane sempre nella nostra memoria.
Del prossimo anno ci sarebbe molto da raccontare, per un anno intero, ma lo vivremo giorno per giorno, come da tradizione.
E questa notte, senza che voi lo sappiate, mentre penserete ad un desiderio l’anno nuovo vi sentirà, e acconsentirà.

Stasera è solo un nuovo numero, un nuovo anno, un nulla di che.
Ma è anche una linea per far partire qualcosa di nuovo.
Perché da qualche parte bisogna iniziare.

Buon Anno a tutti !!!


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Fuoco e Terra

Soundtrack

Io sono un po’ come la terra, con la sua forza enorme, presente ovunque ma invisibile allo sguardo. Sembra tutto quieto ma, sotto la sabbia, la roccia si comprime e si sforza, lentamente si sposta e stride, anche se nulla appare a chi ne guarda la superficie.
E per questo ho i miei tempi, le mie ere, e così io con calma, pazienza e perseveranza riesco a fare ogni cosa. Ma purtroppo è anche un modo di andare avanti senza guardare troppo ciò che sta attorno, posso vedere e conoscere il mondo che incrocio, lo osservo da lontano, da dietro uno specchio, dall’alto delle nuvole o dalla oscurità sua ombra. Ma sarà questo tempo, lo scrutare il mondo ed i suoi movimenti, un soffio per me, nella mia scala dei tempi.

E così puntualmente mi risveglio, mentre ripasso in luoghi e momenti noti, e mi stupisco di come il mondo sia andato avanti. Certo, magari lo stupore è anche perché il mondo esiste anche senza di me, ma lo trovo molto più straniante perché per me è passato un battito di ciglia, e nella memoria sono ancora li i momenti passati, come fossero stati cinque minuti fa, ancora verdi, eppure non ci sono più.

E a volte mi domando come sarebbe essere di fuoco, bruciare di vita, avvampare alla più leggera brezza, correre senza posa dove il mondo lascia spazio. Posso immaginare, anche se come in un sogno, un vivere del genere. Posso sentire con le mani il calore che passa per dirigersi verso mete a me ignote, il ritmare rapido del cuore che sembra voglia che tutti lo sentano. Un vivere mettendosi in gioco e sentendo il mondo, chiamandolo per nome, leggendolo da dentro e non da fuori.

Ma io sono terra, posso imparare a muovermi tra il vento, scivolare sul ghiaccio e sentire la brezza, ma il fuoco è di un altro mondo. Ed in fondo lo osservo rapito dal suo essere, lo conosco e lo apprezzo, ma viviamo vicini eppure lontanissimi.

Chissà se un giorno ci troveremo a bere un caffé.


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Ancora sul clima

libero_110
Come continuazione del post precedente, prima di tutto vorrei sottolineare come, nella maggior parte degli studi scientifici si noti come la temperatura media del nostro pianeta sia salita di circa mezzo grado nell’ultimo secolo. Quanto però non ci ricorda mai di far notare è che tali affermazioni sono medie, quindi non offrono molte informazioni. Per essere chiaro, un conto è dire che un dipendente ha uno stipendio di 1800 euro al mese, un conto è dire che ogni giorno guadagna 30 euro, altro conto ancora è affermare che un giorno ne guadagni 300, il successivo ne perda 270.

La temperatura media è salita di poco, quello che non si rimarca abbastanza è che i fenomeni estremi (come l’eccessivo caldo, l’eccessivo freddo, le piogge torrenziali e i lunghi periodi di secca) stanno aumentando in numero ed in intensità, pur mantenendo “mediamente” il clima praticamente invariato.

Ma a parte questa piccola divagazione, è altro quello che volevo dire. Il pianeta subisce mi ha ricordato Helena. Si, è vero, o meglio. Il pianeta, come spesso mi piace dire, continua a girare. Gli uomini hanno la cattiva (ma di fatto naturale) tendenza ad antropizzare tutto quanto li circondi, senza soffermarsi sul fatto che l’universo non esiste in funzione dell’uomo (né il vice versa, banale forse a sottolinearsi).

Il pianeta gira, non conta quanto l’uomo lo bistratti, lo inquini (o, per contro, lo tratti bene). La paura che l’uomo ha circa “l’uccidere” la natura, non è altro (mi si passi l’eccesso, anche se riconosco che di certo non è l’unica motivazione, ma è altresì preponderante) che una proiezione della volontà di sopravvivenza. L’uomo si racconta, e si autoconvince, che la natura abbia bisogna di una aiuto, di una mano.

L’uomo non vuole riconoscere alla natura una essenza completamente distinta e distante da se stesso, non le vuole dare il “diritto” di indipendenza, la considera ancora sua schiava. Ma cio di cui l’uomo ha essenzialmente paura è che il “suo” pianeta si modifichi a tal punto da non poter più accogliere la sua specie, ha paura che l’adattarsi della natura gli sfugga di mano, lasciandolo di fronte al problema che non vuole affrontare.

Già, perché il principale problema non è l’inquinare (o meno) la terra. Il pianeta è molto più anziano (e saggio) degli esseri umani. Ha visto eventi ed ere che l’uomo nemmeno si immagina, cambiamenti e alterazioni drammatiche, che fanno impallidire quanto accade oggi. La natura non è un essere vivente, non come lo si intende. E men che meno è un essere umano. Il “problema” principale è che la natura è governata dall’evoluzione, e questa paga il prezzo dell’adattamento con le vite degli esseri viventi che genera.

Giusto per farvi capire meglio, negli anni 90 furono fatti alcuni rilevamenti vicino al fiume Pripyat (Chernobyl), scoprirono che la fauna vicino al sito non solo non era completamente scomparsa (come si credeva, visto i livelli di radiazioni letali) ma aveva prosperato per la mancanza di esseri umani. Quello che si scoprì era che gli animali che erano nati e cresciuti in quella zona, si erano adattati molto più velocemente di quanto ci si aspettasse, avevano si una vita media più breve, ma esistevano ancora. Un altro esempio simile è dato da rilevazioni fatte in alcuni fiumi nelle vicinanze di Mosca, sempre negli anni 90. Il livello di inquinamento era talmente alto in queste acque che si riteneva impossibile vi fossero esseri viventi (per intenderci, era stato misurato un ph maggiore di 13, e la candeggina ha ph 12), e invece furono trovati pesci che, pur essendo completamente deformi, vivevano in tali acque. E si potrebbe proseguire parlando dei batteri estremofili e di altri esseri viventi ancora.

Ma quello che vorrei far passare è che, per quanto possa stonare al senso comune, la natura non ha bisogno dell’uomo. La natura non ha bisogno di essere protetta, e non sarà certo l’uomo a distruggerla (non ne ha, non ancora, le forze, distruggerebbe prima se stesso). La natura non è ciò che vediamo intono a noi, non è una pianta, un animale, un batterio. La natura è la vita stessa, è l’evoluzione e il perpetrarsi della vita. L’adattarsi all’ambiente, quale esso sia, indipendentemente (o quasi) dal come si sia arrivati ad un certo punto.

L’uomo con la natura si comporta in modo infantile e capriccioso, come un bambino che creda il mondo giri intorno a lui. Se un bambino gioca insistentemente con un gatto, finisce per farsi graffiare. Ma un bambino non ha ancora tutte le capacità per capire quando e dove sia il limite. La natura è un sistema fisico, ha leggi meccaniche, e quindi non ha (fino a prova contraria) volontà buone o cattive, e ancor più certamente non lo è in base ad attribuzioni dell’uomo su quello che succede al suo ambiente artificiale.

Il clima, la natura, la terra intera, non sono in pericolo. L’uomo è in pericolo, ed è una cosa molto differente. Si accetti questo semplice e disarmante fatto.