Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli


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Take a Shot

Lo strano, l’improvviso, il nuovo e diverso. Come potrete immaginare la mia vita è piena di avvenimenti del tutto strani, improbabili o completamente folli. Lo è al punto tale che ho già preconizzato come morirò in futuro, e penso sarà per un motivo del tutto idiota oppure per una casualità assolutamente improbabile. Sono pure sempre mr. tempismo. Ed anche un giorno della scorsa settimana, giusto per non arrugginire tale mia peculiarità, ero dal capo a spiegare la formazione che avevo in programma in uno workshop in settimana. Lui stava cercando nel frattempo una slide (dei 7 sprechi) e, non trovandola, mi dice scherzosamente “dimmi i sette sprechi” (che chiaramente a memoria non so :D), ed io cerco di fare mente locale, mentre me lo dice clicca su una slide a caso ed io dico quasi istantaneamente ma con calma “Sono quelli”. Ed ovviamente erano esattamente messi in fila sulla slide comparsa. Il tutto raccontato così sembra scontato, ma se accade in mezzo secondo capirete che sono a tempismo livello “ricomincio da capo“.

Al di la della questione strettamente semantica, dove lo strano è tale perché comunque nuovo e difforme dalle nostre abitudini (per cui strano è qualsiasi cosa nuova, che non conosciamo e non si adatta ai sistemi di giudizio che abbiamo), lo strano si configura anche in funzione di quello che vogliamo vedere. Perché come categoria delle percezioni, conta molto anche la nostra “volontà” nel trovare lo strano. Ovvero, l’occhio che vuole vedere lo strano lo vedrà, come per fede. Se siamo convinti (consciamente o meno) che una cosa debba andare in un modo sarà così. Può sembrare banale in alcuni casi, ma vi assicuro funziona anche al punto da far vedere o meno cose che non esistono o fa interpretare azioni in modi del tutto opposti al voluto.

Strano è in fondo una parola che ai più fa paura, lo strano è l’anormale, il nascosto ed il pauroso. Rimanda all’estremo della società, si collega al concetto di mostro e al filone dell’horror come estremo del mondo. Strano come non normale, non usuale o medio, e quindi sconosciuto, pericoloso e da rifuggire, se non distruggere. Lo strano diventa qualcosa da relegare ai margini della società, non tanto per sue caratteristiche intrinseche, ma perché difforme da quanto consideriamo medio. Così strano è l’hipster per il mainstream, strano sarà il genio per i tecnici, ma anche l’eroe per l’uomo comune. Esserlo inconsapevolmente ci avvicina al mondo animale, ad una dimensione ferina che viene percepita come senza razionalità, ma per questo silentemente tollerata. Di contro una appartenenza razionale, se da un lato ci porta alla società nella società, trasborda anche il senso di medio (e di appartenenza) dall’estremo di una condizione al medio di un gruppo di simili. E da qui nasce una delle radici della xenofobia.

E dato che lo strano mi segue, forse anche perché io seguo lui, oppure il simile attrae il simile, qual che sia la ragione ho iniziato a fare fotografie o raccogliere lo “strano” che mi capita. Per capire dove sono diretto. Perché ogni espressione di ciò che ci capita lascia indizi su di noi e sul nostro destino. E dato che per decidere dove andare dobbiamo sapere dove ci troviamo, penso sia imprescindibile raccogliere informazioni su se stessi per capire un po’ meglio come fare ciò che si vuole fare.

Un esempio di strano è capitato subito a capo d’anno, quando siamo andati in macchina a san felice circeo per goderci il panorama, la giornata (stranamente :D) calda e fare un giro in compagnia. Tornando la sera stavo guidando verso latina, quando ad un certo punto sin da lontano un segnale stradale mi colpisce all’improvviso. Mi avvicino rallentando un po’, cercando di capire come mai mi colpisca. E’ come se ci fosse qualcosa di sbagliato in quel cartello, ma non riesco a capire cosa. E’ stata una sensazione molto strana, era come un fortissimo convincimento che ci fosse qualcosa di sbagliato, qualcosa che però andava oltre la mia percezione razionale parlando direttamente al mio subconsico, come un dejavu molto intenso, incredibilmente vicino. La sensazione di straniamento derivava proprio dalla discontinuità tra visione razionale del significato e percezione inconscia dell’oggetto, ma questo l’avrei capito poi.

Fissando per interminabili secondi il segnale, in un solo istante di illuminazione mi sono accorto di cosa non andasse. La sera stava arrivando, il cielo era ancora chiaro ma l’orizzonte mostrava le prime lingue di fuoco del tramonto, gli alberi attorno incorniciavano il paesaggio con un primaverile verde. Ed il cartello se ne stava li, impavido senza curarsi di quello che c’era attorno a lui. Si, lo so che la sto rendendo più epica di quanto probabilmente non fosse, almeno perché il tutto è accaduto in massimo venti secondi. E’ che poi razionalizzando ho capito e “visto” tutto molto più chiaramente.

Si, perché il cartello di stop che oramai stavo quasi fissando era grigio. Sbiadito direi, un rosso talmente tenue e smunto, consunto dal sole, che aveva perso ogni parvenza di un colore reale. Il cartello era quasi svuotato dell’intensità di vita che solo i colori possono dare. Ed in quel singolo istante ho capito da dove venisse la sensazione di disconnessione. Il cartello era circondato da una moltitudine di oggetti colorati, ancor più risaltanti di fronte all’assenza di colore del cartello stesso. Quello che non percepivo prima era che, per quanto forma e parole fossero converse al significato del cartello, il suo colore era qualcosa di estraneo, strano per l’appunto, che portava il mio inconscio lontanissimo da quanto razionalmente vedevo.

E’ stata una sensazione molto particolare, anche perché siamo pur abituati a vedere immagini in bianco e nero, e con il digitale ci siamo abituati anche ad immagini ritoccate, dove un solo elemento è modificato o colorato a volte per dargli vita, sottolinearlo ed enfatizzarlo nel contesto della fotografia. Ma trovarsi nel mondo reale di fronte ad una situazione del genere travalica la percezione. Questo anche perché oramai siamo “assuefatti” dal mondo digitale, e percettivamente lo vediamo come un mondo separato da quello reale. Essere abituati a vedere certe immagini o situazioni su uno schermo non ci sensibilizza verso le stesse immagini nella realtà, questo perché non c’è uno scambio (o sovrapposizione) percettiva dei due fenomeni. Per quanto possa aver già visto molte immagini in bianco e nero (le trovo anzi molto belle proprio perché iper-reali rispetto alla mia vista, pongono tutte le cose sullo stesso piano quando invece i colori, bellissimi, ci rapiscono ognuno verso un particolare singolo) o artefatte digitalmente, il vedere nella realtà qualcosa di così vicino alla “finzione” digitale (finzione solo per la distanza percettiva tra oggetto ed immagine) è stato qualcosa di coinvolgente.

Diamo per scontate un sacco di cose che vediamo, sentiamo e viviamo ogni giorno, tanto che ogni tanto veder saggiate le proprie percezioni da questi avvenimenti strani (così usuali per me :D) è solo un piacere che mi permette di riflettere su cosa sono e come vivo questo tempo.

Insomma, io una vita monotona proprio mai, eh :D

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Lucky

Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno … così cantava Jovanotti nel lontano (looontanissimo e troooppo grunge) 1992. E anche se di sogni regalati non ne smerciano più, prodotto comunque raro dalla notte dei tempi, alla fin fine sono davvero un ragazzo fortunato. Beh, magari sul ragazzo potrei anche soprassedere, a tent’anni suonati non si é più ragazzi (specialmente a giudicare dalla stempiatura e dai capelli&barba canutescenti, ma anche un chissenefrega ci sta bene qui ;) ), ma sul fatto che sia fortunato non ci piove.

Voglio dire, ci sono moltissime questioni scontate che però tali non sono, ed invece avvenimenti marcatori di per sé. È scontato l’essere nati “dove siamo nati”, o cresciuti in una famiglia senza troppi problemi, verosimilmente con dei limiti e delle restrizioni, ma in fondo “normale” in quella anormalità che alla fine ognuno riconosce nella propria storia di vita, ancorché dovuta in fondo all’unicità della storia che ognuno racconta.
Eppure in tanta normalità, di paese, di famiglia e di stato, c’è anche il barlume di una fortuna sfacciata, l’essere con tutte queste condizioni normali, a prescindere da tutto. Perché se è vero che è la probabilità che decide dove nasceremo (intendo come autocoscienza dell’esistente, e non come corredo genetico), e dunque la media dovrebbe dirigerci verso Cina ed India, è anche vero che ogni evento è unico ed imprescindibile, dunque anche se la statistica ci parla di probabilità e medie, alla fin fine noi ponderiamo sui risultati ottenuti e quindi su certezze ex post, che hanno poco a che spartire con la statistica.

Questo per dire che per quanto le nostre piccole situazioni ci possano pesare, le problematiche di ogni giorno avvilire e il clima in cui viviamo buttare giù, c’è sempre (e, almeno per quanto mi riguarda, c’è) chi sta peggio. E non la butto sul benaltrismo, non voglio dire che mi posso “accontentare” perché c’è chi è messo peggio, io uso la mia morale come metro delle mie azioni e queste non sono basate sulla sufficienza per la pace della mente, ma puntano all’ottimo per la logica della ragione. Ma su tutto questo non posso che riconoscere la tremenda fortuna nel poter fare tutto questo, delle libertà di cui godo, della salute e della disponibilità di tempo e soldi. Ci sono limiti, marcati ed evidenti, ma sono limiti che posso spostare volendolo, se mi serve, impegnandomi e cambiando le cose. E non a tutti è concesso.

E queste sono le “fortune” scontate, a cui sinceramente non penso spessissimo, perché normalità in una vita assodata, ma ogni tanto ripassano davanti agli occhi (non necessariamente causate dal momentaneo corto-circuito con realtà differenti dalla mia, in un senso o nell’altro) e ripenso alla fortuna sfacciata che ho, così come ad i problemi ed i vincoli che ci creiamo da soli, perché come esseri finiti per sopravvivere ci poggiamo ai vincoli, e se non ne abbiamo a sufficienza che ne auto-costruiamo.

Ma poi ci sono anche le fortune puntuali, gli avvenimenti marcatori di per sé, tutto quanto si comprime in un attimo di puro caso che non ricapiterebbe nell’arco di una vita. Ed anche in questo caso non mi mancano esempi, che con il tempo si rimpinguano si novelli esemplari. Come quando caddi dalla scala dello scivolo e mi rimasero i piedi impigliati all’ultimo gradino in cima, sbattei giusto il naso sul primo gradino evitando la terra, o quando giocando con un dinamometro (semplificando una asta metallica con una molla attaccata) mi colpii ad un centimetro dall’occhio, due volte di fila (e poi smisi saggiamente di giocare), quando mi tagliai il polso con un porta frutta in ceramica sbrecciato, a mezzo centimetro da una vena, o quando mi finirono le dita della mano destra attraverso un para-ingranaggi di una macchina, e mi schiacciai solo un osso e recisa una venina, quando smontando un computer mi tagliai a metà una unghia, per orizzontale, quando mi finì un dito tra le pale di un ventilatore, e si ruppero le pale (e mi tagliai un pochino il dito), quando mi ustionai un occhio con della scoria di saldatura, quando mi bruciai (parzialmente :P ) ciglia e sopracciglia nell’accendere la stufa. E mi fermo per decenza, ma ci sono moltissimi altri raccontini del genere (e non chiediamoci il “come” od il “perché” io finisca in situazioni del genere, just follow the flow ;) ).

Insomma, avrò anche i miei cavoli da smazzare, rotture di scatole e fisime varie, ma non posso pensare sopra tutto quanto che in fondo in fondo … sono un ragazzo fortunato :)


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Alchol

Ora mi ricordo perché avevo deciso di non bere più (intendo in modo pesante, una birra o un bicchiere di vino ogni tanto vanno bene, magari otto cocktail differenti in 2 ore, un bicchiere di spumante ed uno shot di rum non sono il caso).

E non è per il mal di testa post-sbornia (che non mi viene), per lo stomaco in disordine per uno/due giorni o perché non è bello andare in giro in quelle condizioni.

È che poi scrivo sms che non dovrei, perché in vino veritas, però certe situazioni me le vado proprio a cercare.

Tra l’altro poi mettiamoci pure che non ho più un centesimo sui cellulari, ho la cervicale da stamattina, lo stomaco tipo spugna per i piatti, ho dormito con le lenti a contatto, spazzato lo specchietto sinistro della macchina, e mentre scrivevo il post ho iniziato a perdere sangue dal naso.

Se l’inizio d’anno vuol essere foriero di promesse, quasi quasi passo direttamente al 2011 :D

Scherzi a parte, mi incasino sempre in modo assurdo, anche se ripensandoci ora, mi trovo un sorriso sulla faccia. Ho imparato una nuova lezione, cercherò di ricordarla, almeno fino alla prossima volta xD. Ora mi rimbocco le maniche ed inizio a lavorarmi questo 2010, forse sarà un anno difficile, ma non sono le cose difficili quelle più soddisfacenti?


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2009

Il prossimo anno è già iniziato, inizia tra poco, tra qualche oretta entrerà.
Si preannuncia un anno difficile, ma poi di anni facili non se ne sono mai visti per la maggioranza delle persone.
Non faccio un bilancio dell’anno trascorso, non sono bravo con i numeri :D, e poi il passato è passato e rimane sempre nella nostra memoria.
Del prossimo anno ci sarebbe molto da raccontare, per un anno intero, ma lo vivremo giorno per giorno, come da tradizione.
E questa notte, senza che voi lo sappiate, mentre penserete ad un desiderio l’anno nuovo vi sentirà, e acconsentirà.

Stasera è solo un nuovo numero, un nuovo anno, un nulla di che.
Ma è anche una linea per far partire qualcosa di nuovo.
Perché da qualche parte bisogna iniziare.

Buon Anno a tutti !!!


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Meet the Ocean

Questo dovevo pubblicarlo da un bel po’, quando sono andato a vedere l’oceano, a Gennaio vicino a Matosinhos. Vi riporto di seguito, aggiustata per renderla più leggibile, una conversazione avuta in skype sull’accaduto …

Dopo il brutto tempo in settimana, domenica sono finalmente andato vedere l’oceano.
ha piovuto tutta la mattina, ma poi nel pomeriggio si è rasserenato un po’
e allora sono andato a vedere l’oceano.
Più o meno venti minuti di macchina e arrivo in spiaggia
parcheggio, a metri venti dalla risacca, e mi metto a passeggiare
a metà strada mi dico, magari porto la macchina vicina, magari piove, magari …
ma no che vado a pensare, a parte i nuvoloni ed il vento che vuoi che succeda?
dieci minuti dopo ero sotto un diluvio, ma anche in mezzo e di lato, per dire quanto piovesse
e poi, ovviamente, arrivo alla macchina, fradicio
entro, mi tolgo il toglibile per non passare per un maniaco
smette di piovere (e non intendo piovigina, smette proprio)
-_-”
vabbhé, cose che capitano
solo perché ho passato la serata a far asciugare pantaloni e giubbetto
perché ovviamente il resto dei vestiti era stato lavato la mattina, e quindi non era utilizzabile
Ma poi alla fin fine non mi sono bagnato nemmeno tanto
la maglietta e le mutande e le calze erano asciutte (ok, diciamo abbastanza asciutte)
oltre a piovere poi c’era pure un vento assurdo
ero tipo bagnato a metà, ovviamente era la metà peggiore per poter salire in macchina
Dopo ripensando all’accaduto devo dire che è stato pure divertente
intendo per qualcuno che fosse passato di la e mi avesse visto :D
Ma ovviamente non è finita, ma non potreste mai immaginare il prosieguo
In sette giorni non ho mai beccato nessuno in ascensore (ok, ora è più facile indovinare xD)
tornato a casa, scendo dalla macchina e prendo l’ascensore, ovviamente fradico e mezzo spogliato
e guarda caso vado a beccare una ragazza che sale a piano terra
e che vive pure al piano sotto il mio, e il mio è l’undicesimo !!!
ho fatto tutti gli undici piani mezzo spogliato e bagnato con la tipa
di sicuro ho fatto colpo
ora vivrà con una mazza da baseball in casa nell’attesa di usarla contro un maniaco italiano xD
Beh, in fondo ci sta italiani-pizza-mandolino-maniaci :D

Comunque poi, ripensandoci, mi sono fatto due risate sull’accaduto, anche perché mi fossi visto da fuori sarebbe andata così. E in fin dei conti mi sono anche divertito, non è la perfezione che ci lascia i ricordi più belli, ma i casini.

E su questi sono ben ferrato :D


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Come al solito …

Come al solito, da dove abbia tratto/letto questa citazione rimane un rebus chiuso nei miei neuroni. Ricordo che era in un test in inglese, fatto in un momento di noia, ma altri particolari li ho persi. Piccola considerazione estemporanea (in pratica a metà del post digitato :) ). Stavo leggendo un commento ad un post di una frequentatrice silenziosa del mio blog, e mi è saltata all’occhio (per la prima volta in vita mia, a quanto ricordo) una parola, da cui un curioso specchiarsi di significati:
#1 Sentimento intenso ed esclusivo verso qualcuno.
#2 Aggettivo figurativo, aspre, crudeli.
Amare. Mi stupisco sempre di fronte a simili contrasti. Mi stupisco e sorrido, pensando e capendo da dove arrivi questa piccola sosta. Ed in fondo è giusto così, mi perdo ancora tra i profumi della primavera. Tornando al post originale, la frase che trovai in inglese, suona più o meno così: “I saggi sanno quello che è giusto fare. I giusti lo fanno”. Mi colpì molto, anche se poi è un sindacare sull’esatto significato delle parole. Sapere cosa sia giusto fare perde molto della sua forza, se poi non lo si fa. A prescindere dal perché.