Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli


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Time is passing by

Sorpresa è scoprire, all’improvviso, di essere cambiati molto più di quanto si potesse pensare. La sorpresa è che oggi sono io a consigliare di essere folle e di buttare il cuore oltre alla stessa persona che mi dette un medesimo consiglio qualche anno fa. Quanto tempo è passato, quante cose sono successe. Eppure a me pareva, mentre ci riflettevo ultimamente, di non essere cambiato per nulla, a quanto pare invece mi ero sbagliato (e sugli errori sono invece sempre lo stesso inguaribile casinista xD).

Vi offro una birra virtuale, brindo alla vostra, compagni vecchi e nuovi di questo mio viaggio, che spero sia un po’ anche vostro, grazie di tutto!

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Tu is mei ke uan

Dai draft “recenti” (ovvero sei mesetti fa)




“Le giornate di merda le senti fin dalla notte prima, quando finisci per andare a dormire alle 2 anche se sai che ti dovrai alzare alle 7. Poi ti trascini mezzo rimbambito fuori dal letto (perché ora in stanza ci sono 18 gradi, ed io sono ancora abituato ai 9 dell’inverno e dormo malissimo), fai tutto di corsa per non uscire in ritardo (e chiaramente sono uscito in ritardo), bevi il latte tutto d’un fiato scoprendo solo a deglutizione avvenuta che forse la sua data di scadenza era stata sopravvalutata (chiaramente sia mai che sputazzi tutto, oramai chi ha dato ha dato). Ti lavi i denti e trovi un nuovo dentifricio … alla vitamina c … arancione pure … mi è sembrato di lavare i denti con della ruggine (almeno per il colore ed il sapore [ … e si, conosco il sapore della ruggine :P] ), buon modo per iniziare la mattinata.”




“Lately I had been lagging a little on posting, but this is just like the old sweet past, except for my new-year statements that were meant to avoid this situation and force me to post, in waiting for the rarer and better ones (that casually never come up since last year, but of course is just casual … keep in faith !!!). But I have to say that this is not the only new-year’s will creaking in this period, there’s also the one about getting back in shape without getting me dead. Of course I’m not dead (at least because firstly I should prove to be alive, and before that would be necessary even to demonstrate to posses free will … but these are subjects a “little” far from earth at the moment, so just assume these questions are rightly answered), but in the last weeks I had come along some physical issues. And with physical I mean about my body, it’s not related with the problem I have with Quantum Mechanics)”


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Strategy

Even if every left is lost, strategy wins.

Ci pensavo l’altro giorno, e mi ha stupito la chiarezza con cui è emersa la conclusione logica. Di solito si dice che ogni lasciata è persa (per checche-sia), sotto-intendendo che ogni azione non fatta lascia uno strascico di rimorso e ripensamento a come sarebbero andate le cose nel caso di una scelta differente.
E di solito si associa tale affermazione anche con il cogliere l’attimo per non lasciarsi sfuggire la possibilità, perché domani potrebbe non tornare (e solitamente non torna, almeno mai come prima), un inno al vivere nel presente, in ogni istante, perché potrebbe essere l’ultimo.

Però.

Però tale modo di fare non ha troppo senso. Ovvero. Matematicamente (bubusettete !!! si, lo so, sono troooppo quadrato su questo argomento :P ;) ) ogni lasciata è persa si tradurrebbe nell’ottimizzare localmente le scelte, ovvero nel cercare di massimizzare il risultato di ogni scelta che ci troviamo ad affrontare. Ma come sa chi gioca a scacchi (o chi conosce il problema del commesso viaggiatore o l’equilibio di nash), il risultato migliore non si ottiene necessariamente prendendo tutte le scelte ottimali, a volte una strategia che consti di alcune perdite può portare a risultati migliori.

Insomma, ogni lasciata è persa, ma alla fine vince sempre la strategia :)


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La Storia

La storia si ripete, torna spesso sulle sue tracce copiando lavori di cui ha dimenticato la paternità. Così hanno tramandato e ci dicono. Un po’ alla volta lo impariamo, man mano che gli anni passano, e così ritornano le mode, le canzoni e le crisi economiche.

E nel frattempo tornano anche altre cose, non solo nella macro-scala della storia dove possiamo o meno interessarci di cosa torni e cosa tornerà, ma anche nella micro-scala dei singoli dove in fondo l’interesse è più egoisticamente presente. Così mi trovo a leggere Le porte della percezione di Huxley, a vedere serie insensate come Fringe ed a pensare al nulla di un passato che sembra voler ritornare, a quello che è meglio cambiare da quel passato e se non è che mi sia stata data una seconda chance.

Perché io alla fin fine sono il tempo, ed a me capitano sempre seconde chance :D


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Lucky

Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno … così cantava Jovanotti nel lontano (looontanissimo e troooppo grunge) 1992. E anche se di sogni regalati non ne smerciano più, prodotto comunque raro dalla notte dei tempi, alla fin fine sono davvero un ragazzo fortunato. Beh, magari sul ragazzo potrei anche soprassedere, a tent’anni suonati non si é più ragazzi (specialmente a giudicare dalla stempiatura e dai capelli&barba canutescenti, ma anche un chissenefrega ci sta bene qui ;) ), ma sul fatto che sia fortunato non ci piove.

Voglio dire, ci sono moltissime questioni scontate che però tali non sono, ed invece avvenimenti marcatori di per sé. È scontato l’essere nati “dove siamo nati”, o cresciuti in una famiglia senza troppi problemi, verosimilmente con dei limiti e delle restrizioni, ma in fondo “normale” in quella anormalità che alla fine ognuno riconosce nella propria storia di vita, ancorché dovuta in fondo all’unicità della storia che ognuno racconta.
Eppure in tanta normalità, di paese, di famiglia e di stato, c’è anche il barlume di una fortuna sfacciata, l’essere con tutte queste condizioni normali, a prescindere da tutto. Perché se è vero che è la probabilità che decide dove nasceremo (intendo come autocoscienza dell’esistente, e non come corredo genetico), e dunque la media dovrebbe dirigerci verso Cina ed India, è anche vero che ogni evento è unico ed imprescindibile, dunque anche se la statistica ci parla di probabilità e medie, alla fin fine noi ponderiamo sui risultati ottenuti e quindi su certezze ex post, che hanno poco a che spartire con la statistica.

Questo per dire che per quanto le nostre piccole situazioni ci possano pesare, le problematiche di ogni giorno avvilire e il clima in cui viviamo buttare giù, c’è sempre (e, almeno per quanto mi riguarda, c’è) chi sta peggio. E non la butto sul benaltrismo, non voglio dire che mi posso “accontentare” perché c’è chi è messo peggio, io uso la mia morale come metro delle mie azioni e queste non sono basate sulla sufficienza per la pace della mente, ma puntano all’ottimo per la logica della ragione. Ma su tutto questo non posso che riconoscere la tremenda fortuna nel poter fare tutto questo, delle libertà di cui godo, della salute e della disponibilità di tempo e soldi. Ci sono limiti, marcati ed evidenti, ma sono limiti che posso spostare volendolo, se mi serve, impegnandomi e cambiando le cose. E non a tutti è concesso.

E queste sono le “fortune” scontate, a cui sinceramente non penso spessissimo, perché normalità in una vita assodata, ma ogni tanto ripassano davanti agli occhi (non necessariamente causate dal momentaneo corto-circuito con realtà differenti dalla mia, in un senso o nell’altro) e ripenso alla fortuna sfacciata che ho, così come ad i problemi ed i vincoli che ci creiamo da soli, perché come esseri finiti per sopravvivere ci poggiamo ai vincoli, e se non ne abbiamo a sufficienza che ne auto-costruiamo.

Ma poi ci sono anche le fortune puntuali, gli avvenimenti marcatori di per sé, tutto quanto si comprime in un attimo di puro caso che non ricapiterebbe nell’arco di una vita. Ed anche in questo caso non mi mancano esempi, che con il tempo si rimpinguano si novelli esemplari. Come quando caddi dalla scala dello scivolo e mi rimasero i piedi impigliati all’ultimo gradino in cima, sbattei giusto il naso sul primo gradino evitando la terra, o quando giocando con un dinamometro (semplificando una asta metallica con una molla attaccata) mi colpii ad un centimetro dall’occhio, due volte di fila (e poi smisi saggiamente di giocare), quando mi tagliai il polso con un porta frutta in ceramica sbrecciato, a mezzo centimetro da una vena, o quando mi finirono le dita della mano destra attraverso un para-ingranaggi di una macchina, e mi schiacciai solo un osso e recisa una venina, quando smontando un computer mi tagliai a metà una unghia, per orizzontale, quando mi finì un dito tra le pale di un ventilatore, e si ruppero le pale (e mi tagliai un pochino il dito), quando mi ustionai un occhio con della scoria di saldatura, quando mi bruciai (parzialmente :P ) ciglia e sopracciglia nell’accendere la stufa. E mi fermo per decenza, ma ci sono moltissimi altri raccontini del genere (e non chiediamoci il “come” od il “perché” io finisca in situazioni del genere, just follow the flow ;) ).

Insomma, avrò anche i miei cavoli da smazzare, rotture di scatole e fisime varie, ma non posso pensare sopra tutto quanto che in fondo in fondo … sono un ragazzo fortunato :)


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… tipo …

Ho tipo una decina di post mezzi masticati e smozzicati che attendono nella cartella draft. Non che ciò mi turbi (lo fa maggiormente l’economia di questo periodo). Invece quello che mi preoccupa maggiormente è che mi vengono in mente moltissimi argomenti ma non ne scrivo che pochi, e quei pochi non li porto nemmeno a buon fine. Oramai è da un po’ che non scrivo un post degno di questo nome, o meglio un post che io ritenga degno di questo nome (che non è proprio lo stesso, anyway).

Tutto questo per dire che sono ancora vivo e vegeto (quasi più la seconda che la prima), e che se non affogo stasera (vista la pioggia, e solo lei, stile tropico che si sta beatamente ricongiungendo al suolo) qualcosa dal cilindro lo tirerò fuori prima o poi, Anche se sarà più probabile sia un coniglio rispetto ad un post :D

Tante belle cose