Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli


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Monday Morning, Drops of Jupiter

Ascolto il lento incedere della pioggia, il suo tamburellare ritmico sulla mia macchina, i lampi che rischiarano il paesaggio, mentre io sono fermo a sentire. Vorrei scriverlo, in un modo solo, ma… Punto, come diceva Celentano. Ma non voglio disturbare (dato che temo sarebbe così). È solo pioggia, perle in cerca di una guancia, mare in questo cielo notturno, piccole comete di vita a cui vorrei affidare un desiderio. Ecco, seguile, vai. Corro, per non bagnarmi, corro, perché è tardi, corro e poi mi fermo.
Piove, ed io mi bagno. Ma in fondo è solo acqua, mi asciugherò. Ancora sotto il portico, ascolto questa musica, sento i suoi profumi spandersi, mentre il fresco fa capolino sul mio collo.

Non so dove mi porterà questo autunno, per ora mi godo lo spettacolo, il resto si vedrà.


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… tipo …

Ho tipo una decina di post mezzi masticati e smozzicati che attendono nella cartella draft. Non che ciò mi turbi (lo fa maggiormente l’economia di questo periodo). Invece quello che mi preoccupa maggiormente è che mi vengono in mente moltissimi argomenti ma non ne scrivo che pochi, e quei pochi non li porto nemmeno a buon fine. Oramai è da un po’ che non scrivo un post degno di questo nome, o meglio un post che io ritenga degno di questo nome (che non è proprio lo stesso, anyway).

Tutto questo per dire che sono ancora vivo e vegeto (quasi più la seconda che la prima), e che se non affogo stasera (vista la pioggia, e solo lei, stile tropico che si sta beatamente ricongiungendo al suolo) qualcosa dal cilindro lo tirerò fuori prima o poi, Anche se sarà più probabile sia un coniglio rispetto ad un post :D

Tante belle cose


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Jogging

Sono qui, mentre rimaneggio nella discografia dei Rammstein in cerca di qualcosa di decente, che cerco di scrivere, di buttar giù le classiche due righe, ma non mi riesce. E non sono solo il sonno e la stanchezza accumulati dalla palestra di ieri.

Il problema è che in questi ultimi tempi mi sono messo a pensare, a pensare più del solito. È un po’ tutto, la crisi (che di questi tempi c’entra sempre), il lavoro che si fa più impegnativo (visto che si avvicina la fine, ora come ora prevista a febbraio, del mio periodo qui in Portogallo), la palestra che mi lascia sempre stanco la sera (in Italia avevo la fortuna di avere la palestra vicino al lavoro, li potevo evitare di starci fino alle nove e mezza di sera perché non tornavo a casa tardi come qui) e via tutto il resto di seguito.

Mi perdo a riflettere, leggendo le notizie di economia, cronaca e cultura dall’Italia e dal mondo (e diciamo pure che è più questo secondo ;) ). E mi chiedo cosa ci sia dopo l’angolo, cosa riservi il futuro, e un po’ lo temo. Non per me, io sono come una pietra o un albero, immuni ai secoli e sempre li ad ascoltare ed osservare il mondo che scorre. Sono preoccupato più per gli altri, per le persone a cui tengo (e ci siete anche voi due), è a loro che vorrei evitare le possibili strade che sembra possa prendere la società globalizzata di oggi. Probabilmente è un po’ anche perché da “lontano” è più difficile valutare come stiano le cose li in Italia, le informazioni che leggo non sono proprio rassicuranti, e tornare una volta ogni tanto per qualche giorno non da certo un’idea.

Comunque sull’assiduità alla palestra, pur essendoci un paio ragazze carine (ed una delle due corrisponde più o meno alla tua descrizione :P ) non sono loro i motivi di tanta dedizione. È più il mio naturale masochismo verso la stanchezza che mi fa andare a passare ore la, a correre ed a fare esercizi per stancarmi fino all’inversimile, per poi finire con l’essere completamente indolenzito il giorno dopo. Mi piace stancarmi, mettermi alla prova e vedere fin dove riesco ad arrivare.
Un po’ è sempre stato un mio modo di fare, ma l’ho sviluppato “sportivamente” quando ho iniziato ad andare a fare jogging quasi 6 anni fa oramai. Andavo a correre per le strade di campo, tra il mio paese e quello vicino, su strade sterrate e polverose. La cosa che mi piaceva di più era proprio il cercare sempre di migliorarmi, la sfida a me stesso, il cercare di convincermi ad andare avanti spremendo il fisico con la mente. E jogging su strada è il modo migliore per mettersi alla prova, perché ogni passo fatto lontano da casa ne richiede un’altro per tornare e quindi va preso con decisione, non come in palestra dove mi posso fermare in qualsiasi momento.

D’estate il difficile era correre con i campi di mais ai lati per via dell’umidità asfissiante che portavano, la calure del sole, la polvere sollevata dalle rare macchine e la sete che immancabile arrivava sempre verso i chilometri finali (ovviamente non mi portavo nulla da bere, e magari dovrei pure dire che non pranzavo quando andavo a correre).
Con la pioggia era piacevole correre, l’unico problema era nel peso aggiuntivo che mi ritrovavo a spostare, e che rendeva il tutto Più faticoso, oltre a passare il tempo allo schivare le pozzanghere per evitare di lavarsi anche con la terra.
La nebbia è di fatto come una pioggia, ci si corre attraverso e quando si torna a casa si è fradici fino al midollo, e senza nemmeno essersene accorti. Ma il suo bello é che vela tutto, i suoni, le luci, gli odori, e ci si ritrova a correre senza vedere da dove si venga e dove si vada, è come trovarsi in una bolla nel nulla.
L’inverno era poi la stagione migliore, andavo a correre in pantaloncini corti e senza guanti anche con 0º (o meno ;) ), e di solito mi ritrovavo con le mani bluastre dopo i primi 3 chilometri (fortunatamente poi il caldo della corsa mi scaldava a dovere). E correre mentre nevica poi è impagabile, essere li passo dopo passo mentre davanti c’è una distesa bianca e uniforme, mentre la neve cade fiocco a fiocco e si posa anche sulla felpa (e tornavo a casa con la neve accumulatasi sulle spalle e sulla testa ma non scioltasi), dove il freddo ti abbraccia e si insinua in ogni spazio libero .

Capisco che forse sono stato un po’ eccessivo a volte, ma era molto bello stancarsi e al contempo rilassarsi così. Io l’ho sempre vissuto, e tuttora, come un modo per conoscersi a fondo, per vedere le proprie capacità.

Eh si, mi sa che sono proprio un soggetto :P ;)


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Piove

Piove. Prevedevano pioggia per questi giorni. E lei è arrivata.

La pioggia. Una presenza da quando mi sono trasferito. Come una gatta, torna sempre dopo un po’.

Mi dicono i colleghi che gli anni scorsi in questo periodo c’era un gran caldo, già a partire da fine maggio.
E che non si vedeva da molto tempo un anno così, questo era il clima “di una volta”, non la recente calura.
E mi dicono, scherzosamente (con io che condivido, quasi credibile), che io abbia portato la pioggia.

Stasera poi sono andato in palestra, ho ripreso da poco, ma mi mancava veramente.
E il cielo li che aspettava, con le sue nuvole bigie, mentre il vento le portava senza meta.
La palestra è vicina a casa, ci vado a piedi in meno di 5 minuti di orologio.

Eppure quando mi sono accorto di aver lasciato la bottiglia d’acqua non sono tornato indietro.
Non sono tornato nemmeno quando ho visto che avevo lasciato la tessera della palestra a casa.
Non ho cambiato idea neanche quando mi sono accorto di aver dimenticato pure l’asciugamano.

Insomma, volevo proprio buttarmi in palestra e stancarmi un po’, è per questo che mi piace.
Uscito dalla palestra, verso le 22, vedo che fuori piove. E io senza ombrello. In camicia a maniche corte.
Ascolto la pioggia. Guardo la terra. Sento il cielo.

E allora prendo e vado.

E mi sorge una domanda, “perché ci da così fastidio la pioggia?”

Me ne vado verso casa, passo calmo, lasciando che la pioggia lieve batta su di me, sentendo il vento leggero che respira, lasciando che il fresco si diffonda. Perché rifuggiamo dalla pioggia?

Se piove ci asciugheremo :)


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Meet the Ocean

Questo dovevo pubblicarlo da un bel po’, quando sono andato a vedere l’oceano, a Gennaio vicino a Matosinhos. Vi riporto di seguito, aggiustata per renderla più leggibile, una conversazione avuta in skype sull’accaduto …

Dopo il brutto tempo in settimana, domenica sono finalmente andato vedere l’oceano.
ha piovuto tutta la mattina, ma poi nel pomeriggio si è rasserenato un po’
e allora sono andato a vedere l’oceano.
Più o meno venti minuti di macchina e arrivo in spiaggia
parcheggio, a metri venti dalla risacca, e mi metto a passeggiare
a metà strada mi dico, magari porto la macchina vicina, magari piove, magari …
ma no che vado a pensare, a parte i nuvoloni ed il vento che vuoi che succeda?
dieci minuti dopo ero sotto un diluvio, ma anche in mezzo e di lato, per dire quanto piovesse
e poi, ovviamente, arrivo alla macchina, fradicio
entro, mi tolgo il toglibile per non passare per un maniaco
smette di piovere (e non intendo piovigina, smette proprio)
-_-”
vabbhé, cose che capitano
solo perché ho passato la serata a far asciugare pantaloni e giubbetto
perché ovviamente il resto dei vestiti era stato lavato la mattina, e quindi non era utilizzabile
Ma poi alla fin fine non mi sono bagnato nemmeno tanto
la maglietta e le mutande e le calze erano asciutte (ok, diciamo abbastanza asciutte)
oltre a piovere poi c’era pure un vento assurdo
ero tipo bagnato a metà, ovviamente era la metà peggiore per poter salire in macchina
Dopo ripensando all’accaduto devo dire che è stato pure divertente
intendo per qualcuno che fosse passato di la e mi avesse visto :D
Ma ovviamente non è finita, ma non potreste mai immaginare il prosieguo
In sette giorni non ho mai beccato nessuno in ascensore (ok, ora è più facile indovinare xD)
tornato a casa, scendo dalla macchina e prendo l’ascensore, ovviamente fradico e mezzo spogliato
e guarda caso vado a beccare una ragazza che sale a piano terra
e che vive pure al piano sotto il mio, e il mio è l’undicesimo !!!
ho fatto tutti gli undici piani mezzo spogliato e bagnato con la tipa
di sicuro ho fatto colpo
ora vivrà con una mazza da baseball in casa nell’attesa di usarla contro un maniaco italiano xD
Beh, in fondo ci sta italiani-pizza-mandolino-maniaci :D

Comunque poi, ripensandoci, mi sono fatto due risate sull’accaduto, anche perché mi fossi visto da fuori sarebbe andata così. E in fin dei conti mi sono anche divertito, non è la perfezione che ci lascia i ricordi più belli, ma i casini.

E su questi sono ben ferrato :D


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Piove

Oggi pioveva, e quindi …

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Piove.
Su questi monti che boccheggiano tra le nuvole, piove.
Sulle queste strade, sulle macchine e tra le pozzanghere, piove.
Sulla mia pelle, che oramai non sente più, piove.
Piove davanti ai miei occhi e piove fuori di qui,
forse anche perché di qui non pioverà mai più.
L’aria, come vischio trattiene l’energia,
tutto scema, rallenta e si ferma.
Ogni cosa costa fatica, pena e dolore,
non più azioni, ma solo fuggevoli ombre.
Non stà restando nulla,
solo record incisi nella fredda pietra,
solo dati alla deriva ma senza meta,
mentre la cecità avanza.