Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli


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Così è la vita

Oggi stavo riordinando la stanza, mettevo in ordine un po’ di libri e varie carte diligentemente impilate nel tempo su scrivania, un armadietto ed una sedia. Dato che avevo iniziato a sistemare la libreria (perché mi serve spazio per i nuovi libri che vorrei prendere -_-“), decisi di estendere il rimettere in ordine al resto delle cose varie appollaiate qua e la, almeno avrei potuto anche fare una selezione di cosa fosse ancora interessante e cosa no.

Normalmente suppongo questa attività non prenda molto tempo a voi, ma nel mio caso ho ereditato da mio padre la capacità di non buttare nulla, o quasi. A sua differenza però, quasi periodicamente, rivedo le cose che ho raccolto e cerco di capire cosa sia ancora utile o mi ricordi qualcosa del passato e cosa si possa buttare. Sia come sia, accumulo molti oggetti e lo spazio che ho a disposizione tende a saturarsi abbastanza in fretta, quindi secondo un modo quasi zen riesco ad impilare tra equilibri precari un buon numero di cose prima di cedere alla riorganizzazione.

Dunque stamane mi sono rimboccato le maniche ed ho iniziato il lavoro, togliendo ogni cosa, pulendo tutto e riorganizzando i miei possedimenti. Ad un certo punto mi sono accorto di come mi servisse un mobiletto per poter organizzare meglio alcuni documenti. Dato però che lo spazio a disposizione era limitato e non ho in cosa un mobile che facesse al caso mio, ho deciso di costruirmi da me il mobiletto. Nulla di eccezionale, un tavolino con ripiano sottostante, però con le dimensioni e l’altezza che servivano a me. Sono andato nella legnaia ed ho iniziato a prendere i travetti per la struttura e le gambe. Un po’ di taglio con bindella e sega circolare e poi una pulita dei componenti con una piallatrice ed ho potuto iniziare ad assemblare il mio mobiletto.

Nel frattempo la neve aveva iniziato a scendere, e credo il freddo ad intensificarsi, ma tanto oltre a non patire più di tanto il freddo ero impegnato in una furia creativa che mi assorbiva completamente. Così ho continuato a segare ed inchiodare legno fino ad avere la struttura pronta. A questo punto ho cercato altri assi per fare i ripiani e le pareti del mobiletto, di modo che potessi portarlo a compimento e finalmente poter rimettermi a riorganizzare le varie cosette sparse ora per la stanza. Trovo le assi giuste, misuro le lunghezze che mi servono e decido come procedere. Mi metto a segarle, e quando ho quasi tutto inizio a chiudere il mobiletto. Prima le pareti laterali, poi il retro e quindi il ripiano, lasciando per ultimo il tavolo superiore.

Mentre inchiodo il ripiano però mi accorgo di aver non aver abbastanza assi tagliate, dunque decido di passare al tavolo e poi di finire il ripiano, in fondo mancava solo un pezzo. Prendo le tre assi del tavolo e con certosina pazienza le porto a misura, millimetro dopo millimetro, di modo che si incastrino perfettamente nel mobiletto. Ma non le inchiodo, prima devo finire il ripiano e mi serve l’accesso dall’alto. Così misuro il pezzo mancante del ripiano e decido di usare due pezzi invece che uno, per praticità mia. Così prendo i due pezzi e li porto a misura, lavorando di piallatrice. Dopo aver preso le misure faccio la prima passata ma mi accorgo che ho ancora molto da togliere quindi decido di tagliare il grosso con la bindella.

Accendo la bindella e vedo che la lama non si muove, il motore cerca di girare ma nulla. Sapendo che la bindella tende a fare attrito in una posizione la spendo e faccio girare la ruota della puleggia a mano per sbloccarla. Peccato che tengo la mano non all’esterno della puleggia ma all’interno, vicino alle cinghie, troppo vicino posso dire ora con certezza :D La ruota gira e con lei le mie dita che in un attimo finiscono tra puleggia e le cinghie. In quel momento, a parte la piccola smorfia di dolore, mi sono detto, “Ma eccheccazz!!! avevo quasi finito!!!”. Faccio scorrere la puleggia nella direzione opposta, libero le dita e controllo che ci siano tutte. Ci sono. Le muovo, movimenti coordinati alle articolazioni, quindi niente fratture scomposte.

Attenzione , i link qui sotto non sono un bello spettacolo ;)
Mão Dedos

E poi mi faccio una grassa risata. Si, perché mentre riordinavo la stanza mi era finito tra le mani il sacchetto del pronto soccorso con garze sterili, cerotti, disinfettanti e quant’altro, e vedendolo mi ero chiesto se sarei riuscito ad usarlo prima che scadessero le varie cose :D E se non bastasse, mentre stavo andando a tagliare i due pezzi finali, il mignolo della mano destra aveva sfiorato la lama della sega circolare, ed io ho distintamente pensato “no dai, sono attaccato ai mignoli, lasciamoli attaccati loro” xD

Così, visto che non mi sono fatto molto, vado in magazzino, strappo due lembi di stoffa e fascio le dita e torno alla bindella. Taglio i due pezzi di legno e vado a finire il mobiletto. Ma quando li provo vedo che manca ancora un pochino alla misura giusta, e mi accorgo anche di come il lembo di stoffa si sia già bagnato completamente di sangue rosso rubino. Tolgo il lembo, ne strappo un altro e lo fascio un po’ meglio. Quindi prendo la lima e finisco i due pezzi a mano, e con la piallatrice. Monto il tutto ed finisco anche il tavolo. Ecco, ora il mobiletto è completo. Rimetto tutti gli attrezzi in ordine, scollego le macchine e pulisco sommariamente prima di portare il nuovo mobiletto in stanza. Li, una volta tornato sfrutto subito il nuovo spazio e impilo nuovamente, questa volta dividendoli, i vari libri, fogli e giornali che avevo smistato prima. Una volta finito tutto mi occupo delle dita :D

Vado in bagno e, dopo aver tolto il bendaggio di fortuna, metto le dita sotto un flusso di acqua calda, e nel frattempo le lavo con un po’ di sapone. La falegnameria non è un lavoro che lasci le mani particolarmente pulite ;) Dopo qualche minuto sotto l’acqua calda, con le mani finalmente pulite uso l’acqua fredda per indurre vaso costrizione, anche se oramai sanguinano molto poco, e quindi le asciugo, senza toccare troppo le zone schiacciate. Quindi torno in stanza e posso aprire il pacchetto del pronto soccorso, tolgo bende sterili ed un po’ di cerotto. Guardando la mano vedo che alla fin fine mi sono solo schiacciato le dita, probabilmente l’unghia dell’anulare si è staccata ma lascerò che si separi da sola più avanti dato che per ora è “solo” sollevata circa 4/5 mm. Metto un buon giro di garze, un pochino di disinfettane e chiudo tutto con un cerotto a nastro. Le dita sono gonfie e l’anulare perde ancora un pochino di sangue, ma visto la mia normale capacità innata di attentare alla salute mia e dei miei arti, mi è andata bene ;)

Insomma, questo anno è iniziato pericolosamente ed all’insegna dell’ironia :D

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Del Capo d’Anno ed altre Amenità

Buon anno a tutti/e! Dopo il primo giorno di lavoro “ufficiale” eccomi a scrivere un posticino sulle mie follie vacanziere, complici la giornata al ribasso tra nebbia, stanchezza e assonnatezza da 5 ore di sonno.

E dunque, dato che un altro post attende, per capo d’anno mi sono assentato dal mio mondo, ho staccato la spina e sono partito. Ho notato, tra l’altro, che negli ultimi giorni di ferie (penso complice il maggior dormire, ed il maggiore cibo :D) ho goduto molto di più dei giorni rilassati rispetto agli altri dell’anno appena passato. Quando ero in procinto di finire le ferie, il giorno prima del rientro al lavoro, mi è sembrato di svegliarmi da una vacanza di settimane, e di non ricordarmi nemmeno cosa avessi da fare al lavoro. Scontato dire che è una sensazione molto appagante, si scopre di aver vissuto davvero nell’essenza le vacanze appena trascorse. Ed anche per questo capo d’anno è stato così. Certo, probabilmente sarebbe stato anche meglio se avessi viaggiato in modo più comodo, ma non ne sono così sicuro, e poi non avrei avuto molto di folle da raccontare in quel caso (rispetto al raccontabile).

Ma andiamo per ordine. Questo capo d’anno è iniziato in modo atipico, con la proposta di Jo di passare il capo d’anno da lei a Latina. Avevo già dato una parziale conferma ad un altro amico, ma dato che ero in debito di una proposta simile (per una estate di molti anni fa) con Jo, ho deciso di mollare gli ormeggi e fare un salto da lei. Unico problema erano i ~700km che ci separano. Certo aerei e treni sono una gran mano in questi casi, se non fosse che prenotarli con 2 settimane di anticipo a cavallo dell’anno è vagamente costoso. Non che questo sia in sé un vincolo insuperabile, se ci si tiene si fa questo ed altro per alcune persone, ma volendo unire l’utile al folle mi sono dato da fare per trovare una alternativa. E dunque mi sono detto, perché non andarci in macchina? il tratto più lungo fatto fino a quel momento erano “solo” ~600km (per il colloquio di lavoro a Rolle), dunque era un modo per vedere dove si fermassero i miei limiti. Certo, quando sono andato a Rolle erano stati andata e ritorno in giornata, per un colloquio di un’oretta, pranzo a base di un panino e poi via verso gli altri impegni della giornata.

Quindi la mia scelta ricadde in modo ovvio sull’andare in macchina. Anche perché, a me non è che dispiaccia andare in macchina, e poi il viaggio nella sua accezione fondante vive della meta e del percorso che facciamo per raggiungerla. Ed allo stesso modo, un ricordo risalta e si intensifica quando lo appaiamo al viaggio che ci ha portato a lui, da sempre infatti sappiamo che il “contorno” è parte integrante del paesaggio che vediamo e del soggetto che li vive. Però così sarebbe stato facile, troppo facile. E dunque scelsi di andarci si in macchina, ma senza usare le autostrade. Anche perché la differenza tra autostrada e normali vie è semplicemente quella temporale, e dato che per me il tempo non è un vincolo ho potuto prendere questa via.

Il viaggio come dicevo è una entità fondante della nostra cultura, ma nei tempi via via più recenti tale dimensione si è arenata sul mero spostamento di cose da un punto all’altro. Il viaggio è stato svuotato della sua dimensione umana e sensibile, trasformando per contrappasso l’uomo in merce. Sono passati gli anni in cui viaggiare significava conoscere persone nuove, in cui il viaggio era sovente parte del racconto e non solo i luoghi alla sua fine. Oggi invece cerchiamo di raggiungere il fine ma spesso ci dimentichiamo del mezzo, oppure lo affiliamo a tal punto da renderlo un’anima trasparente e priva di qualsiasi colore. Ma in questa tensione verso il fine, una volta raggiunto lui non ci soddisfa più come prima, forse proprio perché abbiamo perso il rito del mezzo che ci preparava ed allietava durante l’attesa. Ma da qui, dal fine, invece di ridare la dimensione al mezzo cerchiamo di intensificare ancora di più il fine, estremizzandolo, ed anoressizzando ancora più il mezzo. E questo si può applicare ai viaggi, alle competenze ed ai sentimenti.

Cerchiamo di accrescere l’intensità dei fini perché abbiamo svuotato i mezzi della loro fragranza. Cerchiamo mete sempre piú lontane ed esotiche mentre i viaggi sono sempre più veloci, neutri e distaccati. Viaggiamo senza goderci il mondo e le sue infinite striature, siamo affamati della meta promessa e non accettiamo ritardi o cambi di piano. Ed allo stesso modo ci copriamo di burocrazia, regole e leggi per non guardare i singoli casi e immergere il viso nel mondo reale. Oppure ci trasciniamo in relazioni malate e stanche, oppure in apatia ed autodistruzione perché non sappiamo più imparare da quello che ci succede, non sappiamo più guardare ai nostri sbagli ma vogliamo solo che il fine sia quello di un film. Ma nei film il viaggio è una mera punteggiatura in quello che sarebbe il romanzo della vita reale. E dunque quando posso, cerco di non tagliare i viaggi, le casualità e le follie perché di loro i ricordi avranno il sapore. Ma filosofia da 5 cent. a parte, il viaggio in macchina non poteva chiaramente essere lineare, non tanto per ricerche mie di follia, non solo per lo meno, ma anche per onde del destino si potrebbe dire.

E così, dopo aver consultato l’oracolo di google maps, parto alle 7 di mattina del 30/12, sapendo che secondo l’oracolo avrei dovuto metterci qualcosa come nove ore e mezza, senza stop intermedi, chiaro. Parto e dopo meno di un’oretta mi accorgo di alcune piccole, ma proprio piccole eh, mancanze dell’ultimo secondo. Tipo il fare colazione abbondante prima di mettermi in viaggio invoglia particolarmente l’intestino, e penso sia chiaro in che senso xD Quindi dopo un paio di stop ad altrettanti bar per non meglio precisate soste “caffè”, continuo il viaggio verso l’adriatico. Già, perché a quanto pare la strada più veloce per Roma, senza passare per autostrade varie, ha come capi saldi il passaggio prima da Milano a Ravenna, per poi imboccare la E45, tutta. Tutta tutta. Quasi 400 km di superstrada dall’adriatico fino a Roma xD Comoda eh, ma interminabile :D Comunque mentre facevo strade più o meno battute verso Ravenna nell’ordine, il cellulare si spegne (e scopro che con il gps acceso in macchina si scarica più velocemente di quanto si carichi, il che è un problemino … -_-“), mentre il cellulare è spento ed in ricarica (così fa prima) ovviamente Jo mi chiama e mi messaggia. Quando lo riaccendo e riattivo il navigatore mi dimentico di togliere il passaggio dalle autostrade … così mi indirizza “subdolamente” verso la A1, fortunatamente io capisco qualcosa quando arrivo al casello ed il GPS mi dice di entrare :D

Chiaramente per far passare il tempo, al di la della radio e della musica, mi diverto a guardare fuggevolmente il paesaggio, mentre con lentezza cambia all’orizzonte. La fortuna vuole che il 30 fosse domenica, quindi pochissimo traffico sulle strade, per contro anche pochissimi distributori di GPL aperti xD così mi trovo ogni 3/4 orette a cercare in ogni angolo un distributore aperto. La prima ricerca però è stata fantastica, ero oramai in riserva spinta, e mi sarei fermato ovunque indipendentemente dal prezzo assassino esposto, ad un certo punto scorso sulla superstrada un distributore e mi dico “toh, che fortuna, ed ha pure i prezzi bassi” e mentre mi avvicino vedo che è pure aperto, e sempre più gioioso conto i metri all’arrivo della pompa, se non che al momento dell’ingresso dico “eccolo eccolo eccolo … chiuso xD”. Vedo che è sbarrato … lavori di ristrutturazione, non avevano sistemato il cartello di aperto/chiuso -_-” Riesco a superare anche le forche caudine della riserva di carburante e proseguo nel viaggio verso Latina, e mentre mi trovo a scendere dagli appennini ho la fortuna di osservare un bellissimo tramonto.

Ultimamente mi rapiscono sempre i tramonti, le notti stellate, il cielo ed i colori dei paesaggi. So che razionalmente sono tutte immagini uguali a migliaia di altre che ho già visto, non c’è nulla di “realmente” nuovo che li distingua e renda unici. Però, vedendo questo tramonto ho capito che non è quello che vedo ad essere unico, ma la commistione dell’immagine al momento in cui la vedo. Il tramonto ed il viaggio in sé, i colori così saturi e cangianti uniti al tepore di un’aria non più delle mie zone, la stanchezza del viaggio e quell’infinito che trasuda l’orizzonte e perdersi nelle distanze. Così per qualche attimo mi godo il viaggio e le sue attrattive, così usuali ed identiche ad altri viaggi, così uniche ed irripetibili come i singoli momenti che ci sono in ogni istante.

E continuando il viaggio di andata il cellulare si spegne di nuovo, e google maps ri resetta di nuovo e mi spinge ancora una volta verso le autostrade … non imparo proprio mai xD Ma dato che vedo che manca proprio poco a Roma, circa 40 km, decido di farmeli tutti per strade normalissime, nemmeno superstrada. Diciamo che la scelta è stata paesaggisticamente gratificante, un po’ meno dal punto di vista delle curve e del sali scendi sulle colline tra Orte e Roma. Piano piano supero anche Roma ed il raccordo anulare, per l’occasione incredibilmente deserto (vabbhé, i miei ricordi erano associati ad un lunedì mattina lavorativo, quindi non regge il confronto :D) , e piano piano mi dirigo verso Latina. Oramai sono alle 11 ore di macchina, interrotte solo da tre soste GPL e due soste fisiologiche, giusto per non pesare troppo sulla durata del viaggio. Ma anche quando arrivo nella via di destinazione il mio fato si diverte con me (ed io con lui ;) ), dovrei cercare il civico 16 … passo con la macchina e vedo il civico 18, e mi dico “appena superato azz!!!” , giro la macchina e torno indietro, rallento, civico 20 … civico 18 … civico 14 … mmm, e il 16 dov’è ??? xD Mi tocca passare altre due volte per vedere che il 16 era vicinissimo al 14 e quindi sembrava quasi non esserci. Cosi, dopo solo 12 ore di viaggio arrivo a destinazione.

Tra l’altro, pur avendo avvertito che sarei arrivato per le 18.30, non avrei trovato Jo che era in altre faccende affaccendata … ma è stata più veloce lei, dato che dopo aver parcheggiato mi avvicino al campanello e vedo una macchina passare dietro di me e fermarsi per posteggiare. Era lei. Perfetto tempismo direi. Ma io sono Mr tempismo :D Il ritorno sarà molto più lineare, diciamo così, ma lo metterò più avanti, qui siamo già a lunghezze spropositate del post. Ma voglio comunque terminare dicendo che è stato un gran capo d’anno. Anche se della dozzina di persone che eravamo conoscevo all’inizio solo Jo, mi sono trovato benissimo con loro, un gruppo di persone molto disponibili ed alla mano (sarà merito della padrona di casa? ;) ), con cui mi sono divertito durante l’interminabile cena luculliana, la notte passata a cazzeggiare in centro per cercare una disco, poi tirando le 5 a giocare giochi assurdi con davanti vino e spumante. E poi il giorno dopo, con l’augurio del tempo clemente, a visitare i paesini e le stupende terre limitrofe. Veramente un bel capo d’anno. Grazie davvero a Jo ed agli amici!

Vabbhé, alla fine di questo panegirico le solite immaginette :D Lo studio dell’occhio so che non è realistico, ma dato nella testa del pettirosso l’occhio era uscito troppo piatto, ho voluto capire come fare per migliorare un pochino ;)


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Porcupine Theory

Devo affrontare un errore, un grosso errore che commisi molto tempo fa. No, errore non è la parola giusta, fu un misto tra semplice sbaglio e lucida consapevolezza, che è peggio.
Ho lasciato passare il tempo, mesi ed anni, senza porvi rimedio, perché pensavo che in parte non ci fosse poi rimedio. Ho permesso che il tempo assopisse i pensieri, gli animi e le idee, che la neve coprisse tutto e cancellasse il paesaggio. Ma ad ogni primavera la neve si scioglieva e mostrava nuovamente quanto avevo voluto dimenticare.
E sinceramente non so il “come” fare, non ho idea di come andrà o cosa succederà. Le parole di Amleto esprimono in modo perfetto il senso di questo dilemma:

Morire – dormire, Nient’altro, e dire basta con quel sonno allo scempio del cuore e ai mille strazi inscritti nella carne: è un finirsi da implorare.
Dormire, forse sognare, sì, lì é l’intoppo; perché in quel sonno della morte quali sogni possano venire, quando noi ci siamo sbarazzati di questo terreno imbroglio, deve farci riflettere; questa è al considerazione che dà alla sventura una sì lunga vita;

L’unica cosa che c’è, è che affronterò quanto verrà, perché non voglio più rimandare, prenderò armi contro questo oceano di guai.


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Here we are

Nei mesi passati mi sono dato molto da fare. A pensare, più che altro. Il che è una cosa del tutto usuale (o almeno dovrebbe esserlo in generale), dunque non ci sarebbe nulla di stupefacente, ma. Ma il fatto è che ho molto pensato e discusso su argomenti oramai abbastanza desueti, che non sono poi così comuni, anche se molto interessanti. Ovvero:

Quale è il senso della vita?
Quale è il risultato della società ad oggi?
Quale è la strada, se c’è, dietro a tutto quello che vediamo?

E di solito ad ogni nuovo argomento di discussione portato sorgeva l’affermazione “Dobbiamo proprio trovarti una ragazza” xD Mi sono posto quelle domande, come avevo già fatto altre volte, e ne ho discusso con amici vari, per cercare di capire, di farmi una idea e vedere di darmi una direzione. Nel senso che ho voluto sedermi un momento, e di fronte al passato fare un punto, tracciare una linea e capire cosa stesse succedendo. In generale.

E’ un periodo molto strano quest’ultimo, da un annetto e mezzo a questa parte oramai, sono successe molte cose dentro e fuori che mi hanno spinto a pormi le domande di cui sopra. Nel senso che, come altre volte in passato, vorrei darmi non un piano preciso di cosa voglia fare, ma perlomeno una idea della direzione in cui andare, non navigare a vista ed esser lieto della vita come viene. Che è una cosa buona quando dai per scontate alcune reti e decisioni (as to be student, to be in a couple, etc), ma quando hai “troppa” libertà di azione capisci che è necessario anche organizzare la realtà, altrimenti ci si muove nella sabbia disperdendo le forze.

Quale è il senso della vita dunque? Ogni volta che ripenso a questa domanda mi ritorna alla mente il film Dred, dove un attore dice ad un’altro:
“Questo è un rompicapo molto antico che racchiude il senso della vita”
“E quale è il senso della vita?”
“Il senso della vita è che prima o poi finisce.”
Concordo in parte con tale visione, nel senso che la vita è opposto della morte, e dunque indipendentemente dalle credenze varie sul dopo-morte la conduzione della vita dovrebbe tenere sempre presente che prima o poi finisce. In maniera necessaria ma anche naturale. Però non mi piace limitare il senso a mero e unico opposto della morte. Infatti, parlando sia con Enry che Leo, un po’ alla volta ho maturato comunque la convinzione che se effettivamente è vero che l’arbitrarietà delle percezioni è alla base di tutto (e tutto relativizza, quindi ogni cosa è possibile a priori, assunta la base logica), è anche vero che come esseri finiti non si può seguire tutte le vie, non per sempre almeno. Si arriva ad un punto in cui si può e si deve scegliere, una rottura di simmetria, un dividere l’universo con una linea di rossa matita per poi porsi da un lato. In maniera conscia se si può, o almeno accorgendosene altrimenti, perché credo che svegliarsi su una sponda scoprendo che qualcosa/qualcuno ha già scelto sia spiazzante.
Dunque il significato della vita, oltre che vita stessa, è qualcosa che razionalmente ci dobbiamo scegliere, ognuno per conto suo ed ognuno in modo conscio. Per prenderci la responsabilità delle nostre azioni.


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La Storia

La storia si ripete, torna spesso sulle sue tracce copiando lavori di cui ha dimenticato la paternità. Così hanno tramandato e ci dicono. Un po’ alla volta lo impariamo, man mano che gli anni passano, e così ritornano le mode, le canzoni e le crisi economiche.

E nel frattempo tornano anche altre cose, non solo nella macro-scala della storia dove possiamo o meno interessarci di cosa torni e cosa tornerà, ma anche nella micro-scala dei singoli dove in fondo l’interesse è più egoisticamente presente. Così mi trovo a leggere Le porte della percezione di Huxley, a vedere serie insensate come Fringe ed a pensare al nulla di un passato che sembra voler ritornare, a quello che è meglio cambiare da quel passato e se non è che mi sia stata data una seconda chance.

Perché io alla fin fine sono il tempo, ed a me capitano sempre seconde chance :D


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Dolce Dormire

Comunque andare a dormire a quest’ora, quando sai che dovrai alzarti alle 5 e mezza, è uno sbatta assurdo. Solo perché poi domani devo andare a Malpensa alle 8 a prendere il volo per la Germania per andare a “visitare” un sito produttivo e “imparare” alcuni passaggi del processo di realizzazione di un prodotto. Potevo partire giovedì e tornare venerdì, ad orari più decenti (non troppissimo eh), ma significava perdere la lazione di russo, e non è proprio il caso visto che ne mancano solo tre e tra le più importanti xD

Comunque chiaramente io vado a dormire stra-tardi, altrimenti che gusto c’è a viaggiare in stato non-comatoso?