Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli


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Random ma non troppo

Ma si, mi prendo il pomeriggio libero per scrivere almeno un post decente che è troppo tempo che non ne scrivo uno. Ovviamente rimanendo al lavoro.

Va-beh, poi tra le prime due righe e questa continuazione sono passate almeno due ore*, durante le quali ho fatto di tutto (se non sbaglio anche del lavoro, per alcuni minuti … credo xD). Non che voglia dare l’idea di un nullafacente al lavoro, è solo che sono molto rapido nelle mie mansioni :D Scherzi a parte (ma fino a che punto? O_o), sto cercando di cambiare un po’ la gestione del blog, per l’ennesima volta, nel senso che sto cercando di riunire un po’ di cose che gestisco separatamente, un po’ di flussi di informazioni, opinioni ed interessi che credo riuniti potrebbero dare di queste poche pagine elettroniche una parvenza di blog quasi-normale.

Che poi, quando si parla di me, la normalità è qualcosa di quanto più lontano si possa immaginare (e non lo dico solo io, ma anche le eprsone che mi conoscono, quindi ocio ;) ). Chiaramente il tutto si innesta anche sul tentativo di rimettere assieme tutte le pezze dei passati blog in uno solo, per avere un qualcosa di organico se mai ( … e quando mai? xD) mi venisse la voglia, o venisse insanamente (sottolineo l’insanamente) a voi, di rileggere quello che scrivevo nel lontanissimo passatissimo (parliamo del 2005, epoca pre-laurea … eoni fa insomma). Però è cosa buona e giusta, visto che wordpress come casa non mi dispiace affatto (anche se i post li formatta non proprio come vorrei, ma almeno non fa scempii gratuiti come i vecchi siti -_-” ), e visto che qualcosa di decente l’avevo anche scritto ogni tanto, quindi vorrei rendervi partecipi del mio genio mwhawaawhahawhawhahwaa … ah non era un piano malefico di dominazione del mondo … mmm … ok ok, fate finta che non sia successo nulla :D

Comunque resta che i post vecchi li importerò un po’ per volta, piano piano, sperando di avere ancora tutto nei vari backup dei blog passati, compresi i commenti (moltiiissimi xD) e tutto il resto. Voi aspettate fiduciosi e vedrete ;)

* alle due ore dovremmo anche aggiungere che il post è rimasto come draft per un quattro mesetti buoni prima di essere completato. Così, tanto per fare salotto eh xD


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Post Postumo (in pratica mezzo avariato)

Dato che l’anno scorso l’ho proprio saltato, almeno quest’anno, anche se pure in ritardo, buon bloghiversario a me !!! Il 14 settembre sono stati 4 anni di blog, che in effetti potreste dirmi non sono nemmeno sembrati così tanti, dato che ho scritto talmente poco nel frattempo che sarebbero potuti apparire 4 mesi.

Comunque voi avete resistito (lo so che sto parlando a dei cespugli farwestiani che rotolano in lontananza, ma almeno mi immagino la folla oceanica che ascolta rapita le mie idiozie … delirio di onnipotenza, vabbhé :D ) alle lunghe attese siete stati premiati … di solito con attese ancora più lunghe xD E qualche volta con dei post simil-decenti.

Vediamo se, spremendomi i due neuroni, riesco a rimettere qualcosa di decente in pista, finalmente.

 

Até jà


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Lavori in ricorso

work_in_progress

Sono bradipo, si sa, ma sto aggiornando (alla mia velocità :P) il nuovo blog portando tutti (ma proprio tutti) i vecchi(ssimi) post ed i commenti relativi, quindi a meno di illuminazioni improvvise (escluse sedia elettrica e saette temporalesche) un post al momento non l’ho in cantiere, mi spiace :P

Appena arrivo ad un punto decente con le pulizie di primavera dei vecchi post mi metterò d’impegno :)


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Il volo delle rondini

Avrei preferito un momento migliore per tornare, un momento felice, spensierato, ma come “sempre” ho un tempismo d’eccezione.

Lo avevano previsto, il terremoto, la crisi, qualsiasi cosa. Viviamo in una società dove si sa già cosa accadrà, il “del doman non v’è certezza” del De Medici sembra caduto in disuso, dimenticato, quasi temuto. Il domani deve essere già oggi, non c’è tempo, non si ha più voglia di aspettare. E io rimango indietro.

Non che tale approccio sia deprecabile in toto, quasi nulla lo è in fondo in fondo, ma oggi una grande fetta della maggioranza silenziosa, quella che conta sempre meno, quella che è solo un numero, vuole andare veloce, rapida, è il mito del domani. Oggi è tardi, non c’è più tempo, e ci si proietta sul futuro, senza scusa che tenga. Non basta la meteorologia , nemmeno l’economia, oggi vogliamo sapere come andrà il domani, perché …

Perché già, perché il futuro fa paura ai più, il futuro è incerto e può portare ogni cosa, anche un terremoto. La natura è buona, la natura è matrigna, la natura si ribella ai soprusi dell’uomo. Ma la natura non è niente di questo, la natura in realtà se ne frega, va sempre avanti lei, non è in pericolo. In pericolo è l’uomo, la sua specie, non certo la natura, che assiste impassibile al volgere di quello che per lei è un battito di ciglia.

Tutti dicono di sapere cosa si cela dietro l’angolo, ma ben pochi sono pronti a verificare veramente quello che sostengono, e ancora meno sono pronti ad accettarne i risultati. E’ facile dire che già si sapeva, già siera capito, ma in tal caso se pure fosse vero(e sarebbe tutto da dimostrare) sarebbe un doppio sbaglio in quanto chi sapeva non ha fatto nulla pur sicuro dei risultati.

Anche io però vivo sdoppiato, tra il presente che si dipana dinnanzi e le certezze di carta del mio futuro, certezze che sono nuvole al vento, la cui forma è immutabile, ma solo per un istante. E allora perché penso che le certezze degli altri siano peggiori delle mie ? Non so, penso forse perché ognuno abbia bisogno di appigli per andare avanti, e ognuno trova i suoi. Che siano razionali od irrazionali non ha peso, servono per darsi punti saldi da dove scalare il monte della vita che si erge di fronte a noi.

Ma io sono razionale, cerebrale e logico, e pensare che ci si possa appigliare a qualcosa di vacuo e non solidamente dimostrabile a volte mi spiazza, perché non si può camminare sulle nuvole.

Volare, forse potrei imparare a volare.

Come le rondini, volteggiare.

Si, lo farò.


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Libri

Mi faccio ladro di idee altrui, in attesa di un post

1 ) Stai leggendo qualche libro in questo periodo?

2 ) Leggi mai più libri in contemporanea? Sempre :D E’ una brutta abitudine che ho preso per studio, spilucco da mille libri per quello che mi serve senza leggerne uno per intero. Di solito si salvano i romanzi e i pochi libri di divulgazione veramente interessanti.

3 ) Quanti libri hai letto l’anno scorso? Non lo so ma pochi, purtroppo.

4 ) Scegli mai un libro solo per la copertina? Raramente, anche se mi lascio attirare dalle copertina.

5 ) E solo per il titolo? Capita raramente anche quello.

6 ) Compri molti libri? Più di quanti riesca a leggerne, penso di avere in arretrato un paio di anni di lettura già in casa.

7 ) Massimo numero di libri comprati in una volta? Credo sei o sette, non penso ne abbia mai acquistati di più.

8 ) La cosa che ami di più delle librerie? Faccio poco caso a “come” sono le librerie

9 ) E quella che odi di più? Vedi sopra ;)

10 ) Hai mai fatto finta di aver letto un libro che in realtà non avevi letto? Una volta alle medie. Compito per le vacanze natalizie era leggere i promessi sposi e farne un riassunto. Lessi un sunto della storia e lo utilizzai per il riassunto (sono cervellotico eh ? :D). Dopo la (ovvia) cattiva valutazione lessi il libro, ma non l’ho trovato mai un gran che.

11 ) E hai mai finto di non aver letto un libro che in realtà avevi letto? No, ma ci potrei provare xD

12 ) Ci sono libri che non vale la pena leggere? Si, perché il problema è che spesso ci sono troppi libri gemelli, se non del tutto inutili. La biblioteca del congresso riceverebbe 10000 nuovi titoli al giorno, più di quanti verosimilmente ne potrebbe leggere una persona in una intera vita. C’è qualcosa che non va.

13 ) Leggi mai un libro solo perché tutti ne parlano? Mi informo sul libro, qualcosa anche sull’autore, ma la decisione segue sempre i gusti e non il vento.

14 ) Qual è il libro più stupido che hai letto? Non credo che ci siamo libri stupidi (lo spero almeno), sicuramente qualche libro inutile l’ho letto, ma li ho reputati tali perché monotoni e/o privi di una propria interpretazione delle cose.

15 ) Qual è la cosa più strana che hai fatto o ti è capitata in libreria? Chiesto un appuntamento alla commessa.

16 ) Qual è la cosa che avresti voluto fare, ma non hai fatto sempre in libreria? Ordinare i libri, per quello che si vuole, ma ordinarli xD

17 ) Ti sei mai sentito solo perché lettore? No, perché?

18 ) Ti è mai capitato di sentirti più vicino a qualcuno perché leggi? Non del tutto. Leggere l’Otello, per esempio, ci avvicina alla sua storia ed a quelle simili che possiamo incrociare, ma non possiamo certo dire di trovarci realmente più vicini o di capire meglio (nonostante pensiamo sia così). Leggere passa qualcosa dalle pagine del libro a quelle della nostra mente. Ma se non colleghiamo il tutto alla realtà siamo solo un libro di pelle.

19 ) I libri rendono migliori? I libri danno una mano, ma se non si usa il cervello nemmeno essere dei genii/santi ci rende migliori.

20 ) Vale la pena di leggere un libro solo per cultura anche se è noioso? A volte bisogna ingoiare un boccone amaro per poter gustare i piatti più dolci. L’essere noioso non è proprio di un libro, ma del come è scritto, dunque vale la pena leggere un tale libro solo se non ce ne sono altri equivalenti.

21 ) Ci sono libri che non meritano di essere letti da nessuno? Nel valutare un libro conta molto anche quali libri si sono letti prima, quindi il suo giudizio varia da persona a persona. E poi, un libro che non meriti di essere letto da nessuno andrebbe letto per quello stesso motivo ;)

22 ) Ti capita di giudicare qualcuno dai libri che legge? No, anche perché è più interessante una persona (quand’anche non lo sia) rispetto ad un libro.

23 ) Un libro può rendere felici o tristi? Sì, nel limite di se stessi.
24 ) Un libro può cambiare il mondo? Si, ma lo si scopre sempre troppo tardi.
25 ) Se tutti leggessero di più… non cambierebbe nulla. Il messaggio non è solo nell’azione ma anche nel senso. Leggere non vale nulla se non si capisce quello che c’è scritto nel libro.


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Felicità, istruzioni per l’uso

Lentamente muore Libero_113

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

P. Neruda

Tempo fa, girando per blog (cosa che ogni tanto faccio, ma poi non così spesso) mi sono imbattuto in (guarda caso) un post. Non ne condividevo la visione, e così ne copiai uno stralcio, avendo in mente di commentare prima o poi il tutto, però non riportai l’autore/autrice (e vista la mia veneranda età e l’Alzheimer galoppante, non si può certo pensare che mi ricordi il nick in questione).

Quando si è felici molto giovani, l’unica ossessione che si ha è di mantenere questa condizione. Si vive ansiosamente con il dubbio, quasi la certezza, che le cose peggiorino. Il peggio à che le persone che si abituano a essere felici non sanno soffrire. Soffrono il triplo di chi ha già sofferto. E’ ingiusto ma è così. Lo stesso avviene in amore. Si vive nella sua attesa e, quando finalmente arriva, si vive con la paura di perderlo. E dopo averlo perso, non c’è più niente da aspettare. Andare avanti è come morire. Le persone dovrebbero incontrare il grande amore della loro vita soltanto quando sono anziane. E’ sempre meglio vivere prima della felicità che dopo.

Questo era quanto riportai, ai tempi. Come ho già detto, non sono esattamente d’accordo con quanto scritto. Decisamente no. Voglio dire, sicuramente per qualcuno quanto riportato sopra sarà anche vero, ma credo e spero non siano la maggioranza. E comunque non è vero, per quanto mi rigguarda. Solitamente la felicità, quando arriva, porta lontano anche la mente, e non la impegna a pensare come mantenere la condizione. E’ vero che si vive con la certezza (spesso inconscia) che la felicità finirà, ma altrettanto certamente è nto che questa si rinnoverà. Quella che chiamiamo felicità ha una durata finita, ed è intervallata da fatti che sono comunque la nostra vita, che ci insegnano comunque ad essere felici (siano essi semplici passaggi, o dolori profondi).
Le persone che si abituano a essere felici nonnsanno soffrire, è vero, ma chi si abitua a soffrire non sa essere felice (e qui ne so ben più di qualcosa). Non ci si faccia traviare da quella parte della morale cristiana che ci parla della sofferenza e del sacrificio in modo spesso (forse troppo spesso) enfatizzato. Non è ingiusto, perché non sono ingiusti felicità e sofferenza, sono componenti imprescindibili della vita. Possono esserci momenti in cui facciamo (si, questa volta mi ci metto anche io) fatica a sopportare gli accadimenti, ma se si superano questi sconforti, si impara davvero molto, e difficilmente si rinnega quanto è stato.
Si vive in attesa dell’amore? Qui dovrei parlarne a lungo, perché per parte mia (ma spero di essere più chiaro in un post ad hoc) vedo che l’amore è mostrato solitamente in modo molto parziale. Si vive in attesa dell’amore, ma spesso più che aspettare il sentimento si aspettano le proprie idee, tutto quello che si costruisce con la propria mente. Una tra le cose, credo più belle, dell’amore è perdersi nell’altra persona, vivere oltre se stessi, ma un po’ anche grazie e tramite l’altra persona. Non c’è paura di perdere un amore se non c’è paura nell’amare, perché lasciarsi andare completamente e amare il più intensamente possibile, quand’anche le cose non dovessere funzionare (come si suol dire), non farà morire il sentimento che c’è stato. L’amore vive sia in chi amiamo che in noi, e quando manca una delle due componenti la fiamma si affievolisce ma non si spegne, se davvero abbiamo il coraggio di credere nell’amore.
Quando si perde qualcosa cui si erano legati i sentimenti in modo profondo, è sempre (e dico sempre, indipendentemente da come poi si esteriorizzi tale realtà) una fine. Perché chi condivide molti sentimenti, ha capito e sa che ne sta donando a quel qualcosa. E se il soggetto di questi sentimenti dovesse svanire, con lui se ne andrebbe parte dei sentimenti donati, lasciando scoperta una ferita la dove è la mente incontra il cuore. Si, andare avanti è come morire, ma si va avanti, e in qualche modo (e ognuno ha il suo, anche se tal’uni non ne hanno) si supera quanto è stato. Nessuno dice che la vita sia priva di sofferenze, e non credo nemmeno sia auspicabile una vita del genere (e lo stesso vale per il converso), la vita è viva se lasciamo crescere in lei i sentimenti, la curiosità e la forza di volontà.

Io non vorrei mai vivere solamente prima della felicità, né solamente dopo di essa. So che detto da me è strano, io non sono convinto di vivere in un senso pieno. Eppure la vita non posso che pensare di viverla, prima durante e dopo, perché so (o meglio spero, convincendomene) che per chi incontrerò e per quanto passerò, vorrò andare avanti per vedere cosa ci sia domani. Quanto è stato mi fa sperare per l’oggi, e ancora più per il domani, non temo di perdere tutto, perché so che avrò la forza di ricostruire. Non temo di cercare la felicità, perché se la perderò alzerò lo sguardo e mi guarderò di nuovo intorno.

Perché la felicità a volte non è dove guardiamo, ma solo un po’ più in la.