Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli


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Del Capo d’Anno ed altre Amenità

Buon anno a tutti/e! Dopo il primo giorno di lavoro “ufficiale” eccomi a scrivere un posticino sulle mie follie vacanziere, complici la giornata al ribasso tra nebbia, stanchezza e assonnatezza da 5 ore di sonno.

E dunque, dato che un altro post attende, per capo d’anno mi sono assentato dal mio mondo, ho staccato la spina e sono partito. Ho notato, tra l’altro, che negli ultimi giorni di ferie (penso complice il maggior dormire, ed il maggiore cibo :D) ho goduto molto di più dei giorni rilassati rispetto agli altri dell’anno appena passato. Quando ero in procinto di finire le ferie, il giorno prima del rientro al lavoro, mi è sembrato di svegliarmi da una vacanza di settimane, e di non ricordarmi nemmeno cosa avessi da fare al lavoro. Scontato dire che è una sensazione molto appagante, si scopre di aver vissuto davvero nell’essenza le vacanze appena trascorse. Ed anche per questo capo d’anno è stato così. Certo, probabilmente sarebbe stato anche meglio se avessi viaggiato in modo più comodo, ma non ne sono così sicuro, e poi non avrei avuto molto di folle da raccontare in quel caso (rispetto al raccontabile).

Ma andiamo per ordine. Questo capo d’anno è iniziato in modo atipico, con la proposta di Jo di passare il capo d’anno da lei a Latina. Avevo già dato una parziale conferma ad un altro amico, ma dato che ero in debito di una proposta simile (per una estate di molti anni fa) con Jo, ho deciso di mollare gli ormeggi e fare un salto da lei. Unico problema erano i ~700km che ci separano. Certo aerei e treni sono una gran mano in questi casi, se non fosse che prenotarli con 2 settimane di anticipo a cavallo dell’anno è vagamente costoso. Non che questo sia in sé un vincolo insuperabile, se ci si tiene si fa questo ed altro per alcune persone, ma volendo unire l’utile al folle mi sono dato da fare per trovare una alternativa. E dunque mi sono detto, perché non andarci in macchina? il tratto più lungo fatto fino a quel momento erano “solo” ~600km (per il colloquio di lavoro a Rolle), dunque era un modo per vedere dove si fermassero i miei limiti. Certo, quando sono andato a Rolle erano stati andata e ritorno in giornata, per un colloquio di un’oretta, pranzo a base di un panino e poi via verso gli altri impegni della giornata.

Quindi la mia scelta ricadde in modo ovvio sull’andare in macchina. Anche perché, a me non è che dispiaccia andare in macchina, e poi il viaggio nella sua accezione fondante vive della meta e del percorso che facciamo per raggiungerla. Ed allo stesso modo, un ricordo risalta e si intensifica quando lo appaiamo al viaggio che ci ha portato a lui, da sempre infatti sappiamo che il “contorno” è parte integrante del paesaggio che vediamo e del soggetto che li vive. Però così sarebbe stato facile, troppo facile. E dunque scelsi di andarci si in macchina, ma senza usare le autostrade. Anche perché la differenza tra autostrada e normali vie è semplicemente quella temporale, e dato che per me il tempo non è un vincolo ho potuto prendere questa via.

Il viaggio come dicevo è una entità fondante della nostra cultura, ma nei tempi via via più recenti tale dimensione si è arenata sul mero spostamento di cose da un punto all’altro. Il viaggio è stato svuotato della sua dimensione umana e sensibile, trasformando per contrappasso l’uomo in merce. Sono passati gli anni in cui viaggiare significava conoscere persone nuove, in cui il viaggio era sovente parte del racconto e non solo i luoghi alla sua fine. Oggi invece cerchiamo di raggiungere il fine ma spesso ci dimentichiamo del mezzo, oppure lo affiliamo a tal punto da renderlo un’anima trasparente e priva di qualsiasi colore. Ma in questa tensione verso il fine, una volta raggiunto lui non ci soddisfa più come prima, forse proprio perché abbiamo perso il rito del mezzo che ci preparava ed allietava durante l’attesa. Ma da qui, dal fine, invece di ridare la dimensione al mezzo cerchiamo di intensificare ancora di più il fine, estremizzandolo, ed anoressizzando ancora più il mezzo. E questo si può applicare ai viaggi, alle competenze ed ai sentimenti.

Cerchiamo di accrescere l’intensità dei fini perché abbiamo svuotato i mezzi della loro fragranza. Cerchiamo mete sempre piú lontane ed esotiche mentre i viaggi sono sempre più veloci, neutri e distaccati. Viaggiamo senza goderci il mondo e le sue infinite striature, siamo affamati della meta promessa e non accettiamo ritardi o cambi di piano. Ed allo stesso modo ci copriamo di burocrazia, regole e leggi per non guardare i singoli casi e immergere il viso nel mondo reale. Oppure ci trasciniamo in relazioni malate e stanche, oppure in apatia ed autodistruzione perché non sappiamo più imparare da quello che ci succede, non sappiamo più guardare ai nostri sbagli ma vogliamo solo che il fine sia quello di un film. Ma nei film il viaggio è una mera punteggiatura in quello che sarebbe il romanzo della vita reale. E dunque quando posso, cerco di non tagliare i viaggi, le casualità e le follie perché di loro i ricordi avranno il sapore. Ma filosofia da 5 cent. a parte, il viaggio in macchina non poteva chiaramente essere lineare, non tanto per ricerche mie di follia, non solo per lo meno, ma anche per onde del destino si potrebbe dire.

E così, dopo aver consultato l’oracolo di google maps, parto alle 7 di mattina del 30/12, sapendo che secondo l’oracolo avrei dovuto metterci qualcosa come nove ore e mezza, senza stop intermedi, chiaro. Parto e dopo meno di un’oretta mi accorgo di alcune piccole, ma proprio piccole eh, mancanze dell’ultimo secondo. Tipo il fare colazione abbondante prima di mettermi in viaggio invoglia particolarmente l’intestino, e penso sia chiaro in che senso xD Quindi dopo un paio di stop ad altrettanti bar per non meglio precisate soste “caffè”, continuo il viaggio verso l’adriatico. Già, perché a quanto pare la strada più veloce per Roma, senza passare per autostrade varie, ha come capi saldi il passaggio prima da Milano a Ravenna, per poi imboccare la E45, tutta. Tutta tutta. Quasi 400 km di superstrada dall’adriatico fino a Roma xD Comoda eh, ma interminabile :D Comunque mentre facevo strade più o meno battute verso Ravenna nell’ordine, il cellulare si spegne (e scopro che con il gps acceso in macchina si scarica più velocemente di quanto si carichi, il che è un problemino … -_-“), mentre il cellulare è spento ed in ricarica (così fa prima) ovviamente Jo mi chiama e mi messaggia. Quando lo riaccendo e riattivo il navigatore mi dimentico di togliere il passaggio dalle autostrade … così mi indirizza “subdolamente” verso la A1, fortunatamente io capisco qualcosa quando arrivo al casello ed il GPS mi dice di entrare :D

Chiaramente per far passare il tempo, al di la della radio e della musica, mi diverto a guardare fuggevolmente il paesaggio, mentre con lentezza cambia all’orizzonte. La fortuna vuole che il 30 fosse domenica, quindi pochissimo traffico sulle strade, per contro anche pochissimi distributori di GPL aperti xD così mi trovo ogni 3/4 orette a cercare in ogni angolo un distributore aperto. La prima ricerca però è stata fantastica, ero oramai in riserva spinta, e mi sarei fermato ovunque indipendentemente dal prezzo assassino esposto, ad un certo punto scorso sulla superstrada un distributore e mi dico “toh, che fortuna, ed ha pure i prezzi bassi” e mentre mi avvicino vedo che è pure aperto, e sempre più gioioso conto i metri all’arrivo della pompa, se non che al momento dell’ingresso dico “eccolo eccolo eccolo … chiuso xD”. Vedo che è sbarrato … lavori di ristrutturazione, non avevano sistemato il cartello di aperto/chiuso -_-” Riesco a superare anche le forche caudine della riserva di carburante e proseguo nel viaggio verso Latina, e mentre mi trovo a scendere dagli appennini ho la fortuna di osservare un bellissimo tramonto.

Ultimamente mi rapiscono sempre i tramonti, le notti stellate, il cielo ed i colori dei paesaggi. So che razionalmente sono tutte immagini uguali a migliaia di altre che ho già visto, non c’è nulla di “realmente” nuovo che li distingua e renda unici. Però, vedendo questo tramonto ho capito che non è quello che vedo ad essere unico, ma la commistione dell’immagine al momento in cui la vedo. Il tramonto ed il viaggio in sé, i colori così saturi e cangianti uniti al tepore di un’aria non più delle mie zone, la stanchezza del viaggio e quell’infinito che trasuda l’orizzonte e perdersi nelle distanze. Così per qualche attimo mi godo il viaggio e le sue attrattive, così usuali ed identiche ad altri viaggi, così uniche ed irripetibili come i singoli momenti che ci sono in ogni istante.

E continuando il viaggio di andata il cellulare si spegne di nuovo, e google maps ri resetta di nuovo e mi spinge ancora una volta verso le autostrade … non imparo proprio mai xD Ma dato che vedo che manca proprio poco a Roma, circa 40 km, decido di farmeli tutti per strade normalissime, nemmeno superstrada. Diciamo che la scelta è stata paesaggisticamente gratificante, un po’ meno dal punto di vista delle curve e del sali scendi sulle colline tra Orte e Roma. Piano piano supero anche Roma ed il raccordo anulare, per l’occasione incredibilmente deserto (vabbhé, i miei ricordi erano associati ad un lunedì mattina lavorativo, quindi non regge il confronto :D) , e piano piano mi dirigo verso Latina. Oramai sono alle 11 ore di macchina, interrotte solo da tre soste GPL e due soste fisiologiche, giusto per non pesare troppo sulla durata del viaggio. Ma anche quando arrivo nella via di destinazione il mio fato si diverte con me (ed io con lui ;) ), dovrei cercare il civico 16 … passo con la macchina e vedo il civico 18, e mi dico “appena superato azz!!!” , giro la macchina e torno indietro, rallento, civico 20 … civico 18 … civico 14 … mmm, e il 16 dov’è ??? xD Mi tocca passare altre due volte per vedere che il 16 era vicinissimo al 14 e quindi sembrava quasi non esserci. Cosi, dopo solo 12 ore di viaggio arrivo a destinazione.

Tra l’altro, pur avendo avvertito che sarei arrivato per le 18.30, non avrei trovato Jo che era in altre faccende affaccendata … ma è stata più veloce lei, dato che dopo aver parcheggiato mi avvicino al campanello e vedo una macchina passare dietro di me e fermarsi per posteggiare. Era lei. Perfetto tempismo direi. Ma io sono Mr tempismo :D Il ritorno sarà molto più lineare, diciamo così, ma lo metterò più avanti, qui siamo già a lunghezze spropositate del post. Ma voglio comunque terminare dicendo che è stato un gran capo d’anno. Anche se della dozzina di persone che eravamo conoscevo all’inizio solo Jo, mi sono trovato benissimo con loro, un gruppo di persone molto disponibili ed alla mano (sarà merito della padrona di casa? ;) ), con cui mi sono divertito durante l’interminabile cena luculliana, la notte passata a cazzeggiare in centro per cercare una disco, poi tirando le 5 a giocare giochi assurdi con davanti vino e spumante. E poi il giorno dopo, con l’augurio del tempo clemente, a visitare i paesini e le stupende terre limitrofe. Veramente un bel capo d’anno. Grazie davvero a Jo ed agli amici!

Vabbhé, alla fine di questo panegirico le solite immaginette :D Lo studio dell’occhio so che non è realistico, ma dato nella testa del pettirosso l’occhio era uscito troppo piatto, ho voluto capire come fare per migliorare un pochino ;)

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The Fine Music

Anche per quest’anno posso rimettere slitta e renne nell’armadio (vabbhé, diciamo la slitta, le renne magari le tengo in giardino :D), un altro natale sta passando ed il babbo natale che è in me può tornare al polo nord a dormire un po’. Il freddo ed il gelo lo conserveranno fino all’anno prossimo, quando nuovamente potrà uscire e fare il suo dovere, o meglio far quello che in fondo trovo più adatto alla sua persona, portare un po’ di felicità (tra virgolette, si intenda) a coloro che stimo di più.

Eppure come ogni anno torno a pensare a quello di cui sono testimone, della situazione del mondo e del suo andare avanti. Sono testimone dei suoi sforzi e delle sue cadute, dei tentativi di migliorare e del percorso che poi prende la storia. Ma senza allargarmi al mondo intero, posso già intendere cosa succeda limitandomi alla cerchia di coloro che fanno parte della mia famiglia allargata.

E di tutto questo la cosa che mi fa incazzare è che io, che me ne frego, che me ne sto lontano dal mondo ed insensibile al suo mutare accetto le sue sfide, ignoro i suoi giudizi e lo sfotto domandando se sia tutto quello che è capace di fare, io che lo sfido apertamente, ne ricevo ogni volta solo vantaggi e tutto va secondo una fortuna sfacciata che non ha motivo di esistere per me. Mentre per chi, con immane sforzo e dedizione cerca di ritagliarsi una sua esistenza normale, tranquilla e serena, si trova a combattere i capricci del destino ed imprevisti che non avrebbero senso di esistere. È tutto questo che non comprendo, è la logica di questi accadimenti che mi sfugge e timorosa si nasconde ai miei occhi. Ed è da qui che nasce il mio dissidio interiore, è qui che vorrei poter contare qualcosa e dare una mano, scambiare il mio “destino” con il vostro, dato che a me il mondo sembra aver riservato qualcos’altro che ancora non conosco, eppure so che riuscirò in ogni caso a domarlo. Io invece vorrei domare non tanto il mio futuro, quello è scontato e facile, ma il vostro, allungare una mano e potervi trarre d’impaccio, vorrei forse semplicisticamente fare di più, aiutarvi, essere migliore.

Beh, forse è un proposito, uno in più, per il prossimo anno, qualcosa da migliorare, qualcosa da cui posso imparare. Dare di più, fare qualcosa che possa essere utile, qualcosa che alla fine dei giochi rimanga, non per me che alla polvere tornerò, ma a voi che mi fate compagnia in questa mia avventura che è la vita.

Ps: che ve lo dico a fare, se serve ci sono.


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Lista della spesa

Devo, in ordine sparso:

– Finire un post (risata sarcastica, ma iniziamo con uno) da mesi
– Rattopparne uno di origine alcolica cercando di capire il senso
– Disegnare disegnare disegnare, devo riuscire ad accendere un lampione :D
– Finire di leggere questo libro, e magari pure questo
– Rispondere ai reply sui miei commenti qui
– Dormire almeno 6 ore a notte (coffee way, right?)
– Non morire quando vado a correre in magliettina a -5 (this is easy)
– Spolverare le renne, la slitta ed il vestito rosso

Ok, forse ho detto troppo


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52’32″@10k

Perché perché perché? Prima di un ben tornato, prima di un “alleluja”, e prima ancora di un “ahhhhhhh” con annesso svenimento, credo ci vada il perché. Di fatto poi mi sembra sia pessimo iniziare a scrivere con una domanda, almeno fossi uno scrittore potrei dunque permetterlo, ma così è. Perché così tanto tempo (quasi un anno) senza scrivere? Perché tornare ora? Perché chiedersi il perché?

Beh, alla prima domanda dico che il tempo passa, indipendentemente da noi, è una dimensione liquida che non sappiamo (né forse sarebbe giusto) trattenere. Nell’ultimo annetto di assenza da questo palco ho vivacchiato, meccanicamente ripetuto rituali, più che altro forse ho aspettato. Anche se aspettare in fondo è una delle cose che mi riescono innate, il modus di rifugio dai problemi, l’infantile illusione che il mondo si fermi ad aspettare (o la folle lucidità che tutto cambi, e ciò che non va si assopisca nella memoria e nella realtà). Ho aspettato che questo anno passasse, che questo anno trovasse altre strade, che ci fosse qualcosa di diverso per riabilitare un tempo non troppo felice (karma way?). A fine 2011 avevo brindato con un

2011
For an year full of news,
but not lucky,
a lot of unexpected compliments,
and pain,
for an year full of life,
and two of spades.

non so ancora come brinderò a questo anno, ma per ora non sarebbe un bilancio positivo, non del tutto almeno. Le cose che mi hanno trascinato a fondo maggiormente sono state sicuramente i due ictus di mio padre, ed i neri due mesetti a seguire, dal primo gennaio fino a fine febbraio durante i quali per svariati motivi mi sono sentito trascinato verso il fondo limaccioso di questo mio corso di vita. E poi ci sono stati ciclici e molteplici casini al lavoro, qualche acciacco fisico tornato dall’oltretomba, ed i soliti vani tentativi di superare i miei limiti, di essere migliore.

E per quante cose siano successe poi ci si abitua, purtroppo, ci si abitua a tutto a quanto pare. In passato mi ripromisi di non lasciarmi assuefare dalla _vita_, di non darle vinta l’idea che il tempo potesse sbiadire i ricordi e con loro i sentimenti e le azioni. Volevo farlo perché trovavo sbagliato permettere a singoli accadimenti, diciamo casuali, di toglierci il gusto, di indurci ad un callo, come una corazza invisibile, che mi avrebbe si protetto contro i futuri problemi, ma più di tutto avrebbe snaturato quello che ero, spingendomi lentamente e nel buio verso una “insensibilità” a questo o a quello. Sarebbe un po’ come assumere un veleno a piccolissime dosi, alla fine il nostro organismo imparerebbe a tollerare e sopravvivere al veleno puro, ma gli effetti collaterali dell’assuefazione ne varrebbero la pena? Ai tempi ero convinto di no, però non è andata così, né allora né quest’anno.

Il tempo ha fatto il suo corso, alle settimane sono seguite le stagioni, ai casini sul lavoro mi sono abituato (ma li è stato un bene per me, oramai ci rido sopra, se tutto è importante allora nulla è importante), la mia spalla è ancora conciata ma migliora (ma l’autunno è alle porte), e mio padre si sta lentamente ristabilendo fisicamente, molto lentamente, ma il segno più indelebile è rimasto (e non penso se ne andrà più) nella sua mente. Tutto passa, ed a volte è questo il problema, ma non c’è scampo. La memoria non è un dato fisso, non è una fotografia oppure un diario che con doti superumane fissano i profumi di tempi andati. La memoria è qualcosa che si ricrea ogni giorno, che cambia e si adatta alle esperienze che facciamo, che si conforma al nostro io presente. E spesso questo vuol dire perdere la lucidità di alcuni istanti speciali, nel bene e nel male. Ma se è facile e al momento desiderabile dimenticare il “male” (mi ricordo bene le sensazioni dopo aver parlato con i dottori di mio padre, e quei meta-ricordi rimarranno, ma sono ora vuoti involucri di un passato), anche il bene subisce le stesse sorti, perdendo la sua consistenza, lasciando forme nella memoria senza sostanza. Fantasmi di un passato che possiamo rivivere ogni giorno, ma ogni giorno è più distante.

Alla seconda domanda è più facile rispondere. Al di la delle reticenze sull’interesse che possano ancora suscitare i miei post, sul tempo che non sempre so gestire o sull’indicibile lentezza nell’esprimermi, sono tornato un po’ per me, perché lo scrivere penso mi aiuti a razionalizzare alcune cose che sono successe, un po’ perché qualcuno ogni tanto ancora legge questo angolo “far from earth”, e forse forse un po’ perché al di la di tutte le parole che si possano dire, “we are what we do, not what we say” (@11:58).

E la risposta alla terza domanda, beh, quella è filosofia ;)

Ps: comunque non è che l’anno sia stato solo incespichi e cadute eh, ci sono state anche note positive, come l’aver ripreso a correre con passione, essere riuscito a leggere dei libri meritevoli, aver scoperto doti straordinarie in persone speciali.

Ps2: Maledizione!!! ho dormito nemmeno 4 ore, mi sono svegliato rimbambito (più del solito :P), non avevo soldi da mettere sulla chiavetta per il caffé (caaaffééééé!!!), ho passato la giornata a sbadigliare ed inseguire idiozie e spingitori di idiozie al lavoro (e qui è tutto normale xD), sono andato a correre (ed è pure tornato il caldo -_-“) e poi riunione in CRI fino a troppo tardi, quindi cena e ora ,tardissimo, a letto. Ma è ne è valsa tutta la pena :)


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Hello hello baby

C’è qualcosa di pauroso e splendido nelle fotografie, ipnotico e straniante.
Attimi di vita, vita che possiamo riconoscere come nostra, fissati per sempre, fermi ed immobili, innaturalmente privati di una vita che nei nostri ricordi c’è, privi della dinamica che è l’essenza stessa della vita.
E noi li, ad osservare rapiti mondo dall’essere incipiente, carico di particolari che così innaturalmente possiamo trovare, come se avessimo barattato il tempo con la perfezione.
Di quelle fotografie ci innamoriamo, ne vediamo rapiti la bellezza perché un istante è stato fissato con doti super-umane, memoria oltre le nostre abilità di ricordare, dettaglio distante al di la della nostra vista. Una singola immagine è stata rapita dai suoi simili ed assunta ad immortale, tolta da un oblio di cloni, ma riposta in un incubo di formalina dove sarà condannata a vivere, o forse solo sopravvivere, in eterno.
Tali fotografie però rappresentano anche la morte, tale è l’assenza di tempo, ci dicono del passato e di un mondo che non c’è più, come tornare nei propri luoghi d’infanzia e riscoprirli distanti, diversi e privi dei colori che ricordavamo.
Come svegliarsi in un altro mondo, sicuri dai ricordi che fosse differente, ma trovare la memoria lontana e quel mondo presente e vicino. Ed è li che si insinua quella sottile incrinatura per cui tutto è possibile, e d’improvviso ci si trova davanti all’oscuro abisso senza fondo, dove nulla ha senso.


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Theme

Ho cambiato tema come potete vedere :D Visto che oramai al lavoro ho “un pochino” di tempo libero, mi sono messo a fare le pulizie di primavera (a Novembre xD) del blog, così ho sistemato qualcosina.

Che ne dite? E’ un po’ più pulito e funzionale, poi i contenuti sono sempre gli stessi, per migliorare quelli ci vorrebbe un miracolo :D