Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli

Quel che non è dato è perso (13’18″@3k)

Leave a comment


Come vi ponete voi nei confronti della verità? Mentite spudoratemente oppure siete candidamente sinceri (o entrambe le cose)? Io “sinceramente” nei confronti della verità sono molto flessibile. La verità si dice sia (basta cercare su gògol “thruth quotes”) il bene verso cui tendere, che sia uno degli imperativi morali e che della verità ci si debba ammantare. C’è chi ci dice che la verità vada detta per integrità verso se stessi, perché la verità prima o poi verrà sempre a galla, perché della verità è fatto il mondo, al di la delle nostre impressioni.

Un sacco di belle parole e coinvolgenti aforismi. Fermati invece un attimo con me in un pub, mettiamoci sul tavolo fuori e prendiamo da bere. Parliamo.

Io nel riflettere sulla verità sono giunto a poche e fumose conclusioni, che poi chiamerei più premesse data la loro natura, e sono molti i dubbi nel riportarle, più che le certezze:

Che la verità non esiste, ognuno racconta la propria storia, mai uguale a se stessa
Che il dubbio viene prima di ogni racconto, perché le mie certezze sono confinate in me
Che possiamo sbagliare, senza paura, e che gli altri, ascoltandoci, sono lo specchio per capirlo
Che la verità “assoluta” seppur esistesse non potremmo mai conoscerla, solo crederci
Che una menzogna detta sapendo di sbagliare vale più di una verità detta senza pensare.

Io dico menzogne. E non uso la parola bugie perché, per me, rimanda inconsciamente ad un significato fanciullesco, e quindi scusabile, innocente, mentre menzogna ha un alito più venefico e pesante, e ci obbliga a fermarci e guardare lo spettro nell’abisso dei suoi occhi. Le dico perché a volte semplificano la mia di situazione, mi ammaliano e irretiscono. Ma di queste menzogne non ven’è molto utilità, perché prima o poi le dovremo affrontare, e l’averle usate è solo un posticipare il confronto, un procrastinare su azioni che dovremmo prendere qui ed ora. Ma sono un essere umano (incredibilmente) e spesso sbaglio. Non che sia una giustificazione “postuma”, è solo la realtà dei fatti. Per non dire queste menzogne credo ci voglia molto coraggio, forza di volontà ed integrità. Tutte qualità che sono difficili da coltivare, sottostimate come lo sono poi oggi, è già tanto che non finiscano per essere messe alla berlina negli anni a venire. Forse un giorno imparerò ad essere in quel modo, a non temere certe mie idee, saprò dire le parole giuste al momento giusto. Ma per ora non è così, e dunque mi tengo i miei limiti con gli errori ed i casini che li seguono, ma un passo alla volta sto cercando di migliorare.

Però dico anche le altre menzogne, quelle “a fin di bene”, quelle che magari sì, mi semplificano anche certe questioni, ma soprattutto “salvano” coloro cui quelle menzogne sono destinate. Si, va bene, piano con le argomentazioni. Capisco che sia una distinzione molto sottile, e forse anche un po’ capziosa, ma tale distinzione va fatta. Certo, ci sono anche casi di sovrapposizione, dove il “fin di bene” è sia per l’uno che per l’altra. Ma quello che voglio far passare è che queste menzogne , seppur apparentemente simili, sono semanticamente differenti.

Un conto è dire menzogne per sé stessi, trarre un profitto diretto o indiretto nell’alterare il racconto di una realtà di cui ci facciamo tramite, nello sfruttare la fiducia di chi è il nostro interlocutore. Qui non solo siamo coscienti di quello che stiamo facendo (che di fatto è la distinzione primeva tra menzogna ed ignoranza), ma è proprio il cosciente utilizzo di un mezzo che reputiamo moralmente sbagliato per ottenere qualcosa che siamo consci non otterremmo normalmente. E’ lo scaricare la “colpa” dalla parte attiva, noi, alla parte passiva, l’interlocutore.
Altro conto invece è dire quelle menzogne che reputiamo a fin di bene, menzogne che ci segnano come un ferro rovente, che tornano alla memoria ogni volta. Credo perché in questo caso anteponiamo il soggetto alla verità, ci poniamo comunque la domanda, ma qui da parte attiva ci prendiamo la “colpa” per scaricare il soggetto delle conseguenze che vediamo. Io queste menzogne le dico, forse con un po’ di presunzione, perché credo di poter farmi io carico di quelle verità, di essere io colui che deve difendere e sopportare il peso (tramutato da verità per lei a falsità per me) di realtà che, credo, non possano essere sopportate. E’ uno sbaglio da un lato, non possiamo sapere (e scelte del genere sono effettivamente presuntuose) come andrà, quale sarà l’effetto sortito da quelle verità. E’ uno sbaglio anche perché priviamo qualcuno della possibilità di crescere un altro po’, di imparare da certe esperienze e diventare un po’ più forte. E’ uno sbaglio si, ma è anche un atto di difesa verso l’altra persona, nel tentativo di darle possibilità migliori.
Forse lo facciamo perché per noi tale possibilità di scelta non c’è stata, perché pensiamo alle conseguenze e non ci difendiamo con l’idea che la verità sia di per sé panacea dei mali. Mettiamo in dubbio la strada più breve (direi facile), non abdichiamo alla ragione e cerchiamo di capire quale sia la strada migliore.

Socialmente il concetto di verità è abbastanza variegato e sfuma da una cultura all’altra, nel tempo e nello spazio. In natura, animali che reputiamo intelligenti, come delfini, scimpanzé o corvi, mentono “abitualmente”, hanno pratiche di inganno e traggono vantaggio dal saperlo fare. Di qui passa chi giustifica l’azione di chi mente nel primo modo, perché riconosce ed accetta la natura animale delle persone. Ed è corretto. Ma oltre ad essere animali abbiamo anche un ampio substrato sociale, storia e cultura si sono assommate nel tempo per evolvere ad oggi nelle società che ci sono. Sostenere che è giusto mentire perché anche in natura accade, sarebbe come sostenere che è giusto uccidere perché in natura accade. Però spesso chi si aggrappa ad esempi e collegamenti “naturali” lo fa in modo parziale, senza rendersi conto che se accettiamo di essere esseri umani dobbiamo accettare la ragione critica come metro delle nostre azioni, non solo l’istinto. Gli animali probabilmente non hanno scelta, noi sembrerebbe di si.

Eppure oggi la società (mi sovviene occidentale, ma sono oramai passati gli anni in cui oriente ed occidente sottintendevano una visione complementare del mondo), non esplicitamente certo, inneggia alla menzogna, all’approfittare della debolezza altrui, al primeggiare ad ogni costo. Se vuoi arrivare a cambiare il tuo stato sociale devi sacrificare un po’ della moralità, moralità che poi oggi ci dicono è decaduta, ma la possiamo ancora vedere la sera mentre vaga cieca come Edipo per i vicoli di questa società globalizzata. Non tutti si fanno prendere da questa idea, c’è chi è immune, chi si protegge e chi semplicemente fa il bastian contrario. Ma almeno qualcosa sopravvive ancora. Il resto della società si è resa disponibile a seguire l’incantatore di topi, colui che ha portato la maggioranza a negare il concetto stesso di società, se esterno ai fini delle proprie necessità. Per questo mentire è diventato così comune, perché si sono invertite la ragione con le regole, perché alla pensiero si è sostituita la burocrazia, perché agli errori del cuore si è sostituita la malizia. Non dico si stesse meglio una volta, però nel cambio di prospettiva che avviene nel tempo mi sembra si sia passati all’estremo opposto per molti valori.

Probabilmente la mia posizione è fortemente ipocrita, e lo riconosco, dato che ammetto alcune menzogne, le divido in categorie opinabili, ed al tempo stesso le condanno se non corrispondono ai miei valori morali. È tutto vero. Però ammetto anche di poter sbagliare, ammetto di non conoscere la verità né di avere ricette per trovarla, e soprattutto credo che chi è l’elemento attivo nel raccontare si debba prendere la responsabilità di quanto dice. Capisco che mentire, anche per una “buona causa”, è comunque una azione che in parte va condannata. E l’ho pure fatto anche con persone cui tengo più che a me stesso. Ma quando l’ho fatto mi sono preso la responsabilità delle mie azioni. Sempre. Fino alla fine.

Ma alla fine ognuno tesse i propri racconti di vita, e questo, senza capo ne coda, era uno dei miei.

Inchino, sipario, grazie.

Advertisements

Author: Greg Icy Stark

Who am I ? Nothing but the shadow in your eyes, an unknown feeling, a chilly autumn wind.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s