Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli

52’32″@10k

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Perché perché perché? Prima di un ben tornato, prima di un “alleluja”, e prima ancora di un “ahhhhhhh” con annesso svenimento, credo ci vada il perché. Di fatto poi mi sembra sia pessimo iniziare a scrivere con una domanda, almeno fossi uno scrittore potrei dunque permetterlo, ma così è. Perché così tanto tempo (quasi un anno) senza scrivere? Perché tornare ora? Perché chiedersi il perché?

Beh, alla prima domanda dico che il tempo passa, indipendentemente da noi, è una dimensione liquida che non sappiamo (né forse sarebbe giusto) trattenere. Nell’ultimo annetto di assenza da questo palco ho vivacchiato, meccanicamente ripetuto rituali, più che altro forse ho aspettato. Anche se aspettare in fondo è una delle cose che mi riescono innate, il modus di rifugio dai problemi, l’infantile illusione che il mondo si fermi ad aspettare (o la folle lucidità che tutto cambi, e ciò che non va si assopisca nella memoria e nella realtà). Ho aspettato che questo anno passasse, che questo anno trovasse altre strade, che ci fosse qualcosa di diverso per riabilitare un tempo non troppo felice (karma way?). A fine 2011 avevo brindato con un

2011
For an year full of news,
but not lucky,
a lot of unexpected compliments,
and pain,
for an year full of life,
and two of spades.

non so ancora come brinderò a questo anno, ma per ora non sarebbe un bilancio positivo, non del tutto almeno. Le cose che mi hanno trascinato a fondo maggiormente sono state sicuramente i due ictus di mio padre, ed i neri due mesetti a seguire, dal primo gennaio fino a fine febbraio durante i quali per svariati motivi mi sono sentito trascinato verso il fondo limaccioso di questo mio corso di vita. E poi ci sono stati ciclici e molteplici casini al lavoro, qualche acciacco fisico tornato dall’oltretomba, ed i soliti vani tentativi di superare i miei limiti, di essere migliore.

E per quante cose siano successe poi ci si abitua, purtroppo, ci si abitua a tutto a quanto pare. In passato mi ripromisi di non lasciarmi assuefare dalla _vita_, di non darle vinta l’idea che il tempo potesse sbiadire i ricordi e con loro i sentimenti e le azioni. Volevo farlo perché trovavo sbagliato permettere a singoli accadimenti, diciamo casuali, di toglierci il gusto, di indurci ad un callo, come una corazza invisibile, che mi avrebbe si protetto contro i futuri problemi, ma più di tutto avrebbe snaturato quello che ero, spingendomi lentamente e nel buio verso una “insensibilità” a questo o a quello. Sarebbe un po’ come assumere un veleno a piccolissime dosi, alla fine il nostro organismo imparerebbe a tollerare e sopravvivere al veleno puro, ma gli effetti collaterali dell’assuefazione ne varrebbero la pena? Ai tempi ero convinto di no, però non è andata così, né allora né quest’anno.

Il tempo ha fatto il suo corso, alle settimane sono seguite le stagioni, ai casini sul lavoro mi sono abituato (ma li è stato un bene per me, oramai ci rido sopra, se tutto è importante allora nulla è importante), la mia spalla è ancora conciata ma migliora (ma l’autunno è alle porte), e mio padre si sta lentamente ristabilendo fisicamente, molto lentamente, ma il segno più indelebile è rimasto (e non penso se ne andrà più) nella sua mente. Tutto passa, ed a volte è questo il problema, ma non c’è scampo. La memoria non è un dato fisso, non è una fotografia oppure un diario che con doti superumane fissano i profumi di tempi andati. La memoria è qualcosa che si ricrea ogni giorno, che cambia e si adatta alle esperienze che facciamo, che si conforma al nostro io presente. E spesso questo vuol dire perdere la lucidità di alcuni istanti speciali, nel bene e nel male. Ma se è facile e al momento desiderabile dimenticare il “male” (mi ricordo bene le sensazioni dopo aver parlato con i dottori di mio padre, e quei meta-ricordi rimarranno, ma sono ora vuoti involucri di un passato), anche il bene subisce le stesse sorti, perdendo la sua consistenza, lasciando forme nella memoria senza sostanza. Fantasmi di un passato che possiamo rivivere ogni giorno, ma ogni giorno è più distante.

Alla seconda domanda è più facile rispondere. Al di la delle reticenze sull’interesse che possano ancora suscitare i miei post, sul tempo che non sempre so gestire o sull’indicibile lentezza nell’esprimermi, sono tornato un po’ per me, perché lo scrivere penso mi aiuti a razionalizzare alcune cose che sono successe, un po’ perché qualcuno ogni tanto ancora legge questo angolo “far from earth”, e forse forse un po’ perché al di la di tutte le parole che si possano dire, “we are what we do, not what we say” (@11:58).

E la risposta alla terza domanda, beh, quella è filosofia ;)

Ps: comunque non è che l’anno sia stato solo incespichi e cadute eh, ci sono state anche note positive, come l’aver ripreso a correre con passione, essere riuscito a leggere dei libri meritevoli, aver scoperto doti straordinarie in persone speciali.

Ps2: Maledizione!!! ho dormito nemmeno 4 ore, mi sono svegliato rimbambito (più del solito :P), non avevo soldi da mettere sulla chiavetta per il caffé (caaaffééééé!!!), ho passato la giornata a sbadigliare ed inseguire idiozie e spingitori di idiozie al lavoro (e qui è tutto normale xD), sono andato a correre (ed è pure tornato il caldo -_-“) e poi riunione in CRI fino a troppo tardi, quindi cena e ora ,tardissimo, a letto. Ma è ne è valsa tutta la pena :)

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Author: Greg Icy Stark

Who am I ? Nothing but the shadow in your eyes, an unknown feeling, a chilly autumn wind.

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