Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli

Lucky

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Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno … così cantava Jovanotti nel lontano (looontanissimo e troooppo grunge) 1992. E anche se di sogni regalati non ne smerciano più, prodotto comunque raro dalla notte dei tempi, alla fin fine sono davvero un ragazzo fortunato. Beh, magari sul ragazzo potrei anche soprassedere, a tent’anni suonati non si é più ragazzi (specialmente a giudicare dalla stempiatura e dai capelli&barba canutescenti, ma anche un chissenefrega ci sta bene qui ;) ), ma sul fatto che sia fortunato non ci piove.

Voglio dire, ci sono moltissime questioni scontate che però tali non sono, ed invece avvenimenti marcatori di per sé. È scontato l’essere nati “dove siamo nati”, o cresciuti in una famiglia senza troppi problemi, verosimilmente con dei limiti e delle restrizioni, ma in fondo “normale” in quella anormalità che alla fine ognuno riconosce nella propria storia di vita, ancorché dovuta in fondo all’unicità della storia che ognuno racconta.
Eppure in tanta normalità, di paese, di famiglia e di stato, c’è anche il barlume di una fortuna sfacciata, l’essere con tutte queste condizioni normali, a prescindere da tutto. Perché se è vero che è la probabilità che decide dove nasceremo (intendo come autocoscienza dell’esistente, e non come corredo genetico), e dunque la media dovrebbe dirigerci verso Cina ed India, è anche vero che ogni evento è unico ed imprescindibile, dunque anche se la statistica ci parla di probabilità e medie, alla fin fine noi ponderiamo sui risultati ottenuti e quindi su certezze ex post, che hanno poco a che spartire con la statistica.

Questo per dire che per quanto le nostre piccole situazioni ci possano pesare, le problematiche di ogni giorno avvilire e il clima in cui viviamo buttare giù, c’è sempre (e, almeno per quanto mi riguarda, c’è) chi sta peggio. E non la butto sul benaltrismo, non voglio dire che mi posso “accontentare” perché c’è chi è messo peggio, io uso la mia morale come metro delle mie azioni e queste non sono basate sulla sufficienza per la pace della mente, ma puntano all’ottimo per la logica della ragione. Ma su tutto questo non posso che riconoscere la tremenda fortuna nel poter fare tutto questo, delle libertà di cui godo, della salute e della disponibilità di tempo e soldi. Ci sono limiti, marcati ed evidenti, ma sono limiti che posso spostare volendolo, se mi serve, impegnandomi e cambiando le cose. E non a tutti è concesso.

E queste sono le “fortune” scontate, a cui sinceramente non penso spessissimo, perché normalità in una vita assodata, ma ogni tanto ripassano davanti agli occhi (non necessariamente causate dal momentaneo corto-circuito con realtà differenti dalla mia, in un senso o nell’altro) e ripenso alla fortuna sfacciata che ho, così come ad i problemi ed i vincoli che ci creiamo da soli, perché come esseri finiti per sopravvivere ci poggiamo ai vincoli, e se non ne abbiamo a sufficienza che ne auto-costruiamo.

Ma poi ci sono anche le fortune puntuali, gli avvenimenti marcatori di per sé, tutto quanto si comprime in un attimo di puro caso che non ricapiterebbe nell’arco di una vita. Ed anche in questo caso non mi mancano esempi, che con il tempo si rimpinguano si novelli esemplari. Come quando caddi dalla scala dello scivolo e mi rimasero i piedi impigliati all’ultimo gradino in cima, sbattei giusto il naso sul primo gradino evitando la terra, o quando giocando con un dinamometro (semplificando una asta metallica con una molla attaccata) mi colpii ad un centimetro dall’occhio, due volte di fila (e poi smisi saggiamente di giocare), quando mi tagliai il polso con un porta frutta in ceramica sbrecciato, a mezzo centimetro da una vena, o quando mi finirono le dita della mano destra attraverso un para-ingranaggi di una macchina, e mi schiacciai solo un osso e recisa una venina, quando smontando un computer mi tagliai a metà una unghia, per orizzontale, quando mi finì un dito tra le pale di un ventilatore, e si ruppero le pale (e mi tagliai un pochino il dito), quando mi ustionai un occhio con della scoria di saldatura, quando mi bruciai (parzialmente :P ) ciglia e sopracciglia nell’accendere la stufa. E mi fermo per decenza, ma ci sono moltissimi altri raccontini del genere (e non chiediamoci il “come” od il “perché” io finisca in situazioni del genere, just follow the flow ;) ).

Insomma, avrò anche i miei cavoli da smazzare, rotture di scatole e fisime varie, ma non posso pensare sopra tutto quanto che in fondo in fondo … sono un ragazzo fortunato :)

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Author: Greg Icy Stark

Who am I ? Nothing but the shadow in your eyes, an unknown feeling, a chilly autumn wind.

One thought on “Lucky

  1. Questo post mi ha fatto sorridere…sei incosciente più che fortunato!

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