Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli

Il migliore dei lavori possibili

3 Comments


Un tempo, quando ero un giovane (!) imberbe pensavo che il lavoro perfetto fosse fare qualcosa che mi piacesse, seguire una passione, accompagnare quella che poteva essere una predilezione naturale. Di fatto sarebbe una idea invitante, fare per lavoro quello che non solo ci piace, ma che vogliamo fare. Dare alla volontà dei singoli l’applicazione pratica nella vita, lasciare decidere alle persone il cosa fare, come e perché.

Sarebbe stato bella, si. Ma. Ma non fu più così.

Con gli anni mi sono ravveduto ed ho perso questa visione eterea del mondo del lavoro. Nulla di eclatante, nessuna rivelazione, non mi sono trovato faccia a faccia con quella che potreste aver richiamato alla mente come “la dura realtà”. La vita di tutti i giorni esiste ed è sempre stata li, baldanzosa, a mostrarsi contrafforte delle idee di lavoro ideale. Non ho vissuto la dissoluzione di questa idea come una cacciata dall’eden, dove il paradiso è perduto e la riconquista comunque non avverrà mai in questa vita. Con il tempo ho riflettuto su quello che vedevo, sui lavori che si fanno anche se non piacciono, sulla necessità del lavoro, sulla leva del lavoro. Il denaro.

Non si vive per lavorare, come viene ripetuto da generazioni, purtroppo invece si lavora per vivere. E dico purtroppo perché con questa affermazione, che poi ha radici sane e forti nella realtà di tutti i giorni, subordiniamo la vita al lavoro. Stiamo dicendo che la vita vale il lavoro che si fa, che la vita non è sacra a priori, ma assume un peso in funzione di altro, e questa è una condizione solamente (e penso anche un po’ stoltamente) umana.

Il lavoro rende liberi. E per evitare parallelismi da baffetti neri e capello brillantinato posso già dire che non ci sono altri parallelismi oltre a quelle quattro parole. Con il tempo, con le esperienze mie e degli altri, ho pian piano imparato che il lavoro, quello brutto e sporco, che non piace a nessuno ma va fatto per vivere, ha proprio la peculiarità di renderci liberi. Il lavoro, non quello ideale, perfetto o fatto a nostra misura, é un mezzo. Il lavoro è _solo_ un mezzo. È il mezzo dell’indipendenza dalla società, dopo che essa stessa ci ha legati a sé. Perché cercare un lavoro perfetto, che unisca le passioni e le mie necessità ?

Le mie passioni, le mie affinità, quello che amo fare, non voglio cadano nel calderone del lavoro. Perché il lavoro è legato a doppio filo con il denaro, e se non c’è nulla di male da un lato, perché il denaro non rende si felici ma da una mano a vivere, dall’altro lato il denaro corrompe. Il lavoro ideale finirebbe sempre per piegarsi ad alcune necessità proprio perché un lavoro, e quindi soggetto alle necessità di chi ne usufruisce prima delle mie (si potrebbe anche bilanciare tali necessità, ma alla fine chi paga è richiedente il lavoro, non noi). E per me piegare le passioni, le inclinazioni e le idee verso qualcosa che magari non condivido solo per denaro è un modo di fare che proprio non mi va.

Il lavoro, quello buono e non perfetto, non è in fondo qualcosa che ci piace fare al fine di essere pagati, magari interessante e magari anche non sempre piacevole, ma che ci permette di alimentare il sole delle nostre passioni, che non finirà così spento dalle necessità della vita ?

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Author: Greg Icy Stark

Who am I ? Nothing but the shadow in your eyes, an unknown feeling, a chilly autumn wind.

3 thoughts on “Il migliore dei lavori possibili

  1. E tu mi hai tenuta per più di un anno lontano da queste lugubrazioni mentali? :(

  2. Asd :D No vabbhé dai, questo post è di recente scrittura ( … è accettabile come scusa dai ;) ), comunque in effetti hai ragione, dovevo farmi sentire prima -_-”

  3. io ti perdono… :D

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