Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli

Io Tu e la Crisi

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Economia, storia ed una birretta (che ci sta sempre bene)

Da quando sono tornato dalle ferie, giorno più giorno meno, mi sono ritrovato sempre più occupato al lavoro, e senza un po’ di tempo scrivere si sa, non è proprio il caso per me (e ora sto rubando ore al sonno per buttar giù qualcosa che oramai è stufato più che al dente come avrebbe dovuto essere.
Negli ultimi mesi, tre quattro cinque, mi sono appassionato di economia, di quello che sta accadendo. Leggo articoli in rete (e mi riprometto (non sono una sola :P ;) ma molto bradipo) di aggiornare il dove), cerco e confronto le notizie, le spiegazioni, i giudizi le opinioni.

Non che mi freghi particolarmente dell’economia in generale, ma sono incuriosito dal come si sia arrivati ad oggi, i perché, cosa sia andato storto insomma. Dato che spero sia unanime che qualcosa è andato storto. C’è crisi. E il mio professore di matematica del liceo avrebbe ribattuto “E grazie al sindaco”. Non mi pare sia una constatazione poi così strana, almeno per l’Italia degli ultimi 15 anni. E invece no, perché questa non è una crisi, questa è LA crisi, non è la realtà italiana chiamata in causa, non solo, non più.

Qualcuno ha richiamato quanto studiato, quelli più fortunati sono andati ai ricordi, la grande crisi del ‘29. Crisi enorme, tra le due guerre, la grande crisi, la grande depressione. Ma oggi chi se la ricorda più, chi si ricorda come andarono le cose allora, come si arrivò alla grande depressione. Ma no, tutti a rassicurare che non sarà un altro ‘29, non saremo costretti a file per la nostra razione giornaliera. Eppure, eppure da più parti, seppur confermando che non sarà una crisi come quella del ‘29, si dice in modo più o meno velato che questa di crisi, LA crisi, ha tutte le carte in regola per essere ben peggiore e devastante di quella del ‘29. Perché se allora vi fu una crisi per mancanza di regole, per via di un mercato immaturo, per via della iperproduzione, si deve anche ricordare che allora la situazione economica era molto differente. Il petrolio iniziava a diffondersi, il differenziale delle nascite era positivo, le materie prime erano abbondanti.

Lo scenario “moderno” si profila simile, “il mercato” (ma è meglio parlare delle persone che hanno preso le decisioni, il mercato non è un essere vivente no?) è stato infragilito dallo sfruttamento di debolezze non regolamentate/controllate a sufficienza, dall’eccessiva spinta positivista che ha guidato alcune scelte, dalla connivenza tra alcuni grandi gruppi. Ma. Ma oggi il petrolio è, nella migliore delle ipotesi, al picco di massimo estrattivo (il famoso Picco di Hubbert), la maggior parte delle materie prime (ferro, alluminio, rame, uranio etc. ) lo ha già raggiunto questo picco nelle ultime due decadi, la popolazione è in moderato calo senza l’apporto dell’immigrazione.

E la cosa ironica di tutto questo è che ci dicono che tutto va bene. Ma perché poi? Perché la grande depressione prima, le crisi successive poi, hanno insegnato che non è tanto importante la “forza” di una crisi, ma come questa appaia ai consumatori. La barca può colare a picco, se se tutti pensano di essere al sicuro galleggerà fino a portarci in salvo. Forse. Dico forse perché sembra (ancora una volta) che la crisi sia ben più estesa di quanto possiamo immaginare (e che anzi per ora si sia visto poco), ed inoltre è il modello stesso dell’economia che non si regge più in piedi. La barca affonda, ma se la alleggeriscono mandando a picco “qualche” consumatore c’è la possibilità che la barca vada avanti ancora un po’.

Il liberismo vacilla, incespica, appoggia una mano. Il mercato e le borse, stillicidio in diretta, ma tutto va bene. La crisi è atterrata, il nemico è alle porte, anzi no è tutta una finta. Non arriverà nulla da questa parte dell’Atlantico, il consumatore non si preoccupi, la crisi statunitense non arriverà in Europa (tanto noi europei siamo piú bravi a nascondere i “casini”), i suoi risparmi sono al sicuro. Sta fallendo il sogno americano, icona del capitalismo che ha spinto generazioni sempre più verso l’apice, in alto, lontano da terra. Moderno icaro, il liberismo si trova con le ali messe sciolte mentre cerca di non schiantarsi a terra. Signori voglio scendere, ma nella giostra su cui ci siamo ritrovati le cinture di sicurezza ci tengono ben saldi, sia mai che qualcuno si faccia male. Come dite, si sta fermando, crollando? Beh ma che c’entra, le cinture sono per la vostra sicurezza, noi intanto ci spostiamo però.

C’è LA crisi al citofono e non cerca “Gigi” o “la cremeria”, vuole proprio noi. È la crisi dei subprime, no il picco di Hubbert, anzi sono gli speculatori. Alla ricerca di un colpevole, di un capro espiatorio, del quid che ha portato lo scompiglio. Eh si, a quanto pare è entrato qualcuno e ci ha manomesso l’economia, così di soppiatto, senza farsi notare. Sia mai criticare “il modello”, quel capitalismo che doveva portare “più soldi per tutti” invece li ha portati ai soliti. Ed anche adesso che LA crisi bussa, c’è il consumatore che ha paura e si trova disorientato, mentre c’è chi coraggiosamente guarda in faccia alla crisi (ma ricordiamoci che in un momento di pericolo, chi non ha paura o è un pazzo o sa come scamparla). E ora che il capitalismo sta male, febbricitante a letto, lo stato lo aiuta (ma guai a citare lo statalismo), non per pia compassione, ma per evitarsi (e non evitarci, perché se lo stato paga, siano noi che paghiamo, ndr. ) il peggio.

Abbiamo vissuto più di mezzo secolo con il denaro come fine ultimo, e ci si meraviglia che ora moltissima gente sia a rischio, con ben più di una gamba nel burrone dell’economia. Forse è ora di cambiare priorità.

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Author: Greg Icy Stark

Who am I ? Nothing but the shadow in your eyes, an unknown feeling, a chilly autumn wind.

3 thoughts on “Io Tu e la Crisi

  1. Anch’io sto seguendo le varie notizie economiche, dalle banche all’Alitalia. Non ci capisco molto, anzi direi niente, però m’interessa. Il capitalismo ha i secoli contati, questo è sicuro… Bentornato Icy :)

  2. FINO A. I GIUDIZI LE OPINIONI.
    Visto che sei una sola…e visto che scrivi poco e troppo lungo, mentre sarebbe meglio ‘più spesso più piccole’(consiglio datomi da un’amica riguardo le sbornie, ma calzante anche per i tuoi post)…ho deciso che leggerò un paragrafo la settimana, così quando avrò terminato tutto il post, magari tu ne avrai scritto un altro…ps e su ogni paragrafo commenterò di settimana in settimana….

  3. Poi alla fine ho ceduto…sarà stato chi scrive post interminabili, strappalacrime e strappa vene sull’amore appena perso(lo scorso anno), a spingermi tra le braccia del tuo blog, così tutto di un fiato ho terminato il post: bello, bello davvero.
    Leggevo qualche giorno fa un’artico di Panebianco sull’erronea analogia tra la crisi ’29 e quella di oggi, sosteneva l’impossibilità di un simile collasso economico alla luce delle molteplici garanzie che il mercato di oggi offre rispetto a quello di ieri.
    Resto scettica, ritengo invece che per quanto la crisi potrebbe avere ripercussioni economiche minori, l’impatto sociale sarà molto più devastante; non abbiamo ossa dura su cui sorreggerci noi, siamo figli di un consumismo spudorato, ci portiamo sul groppone sacchi pieni e straripanti di cattive abitudini.
    Sono convinta che i tempi a venire saranno la rivincita di coloro che non si sono fatti lusingare dalla corsa generale ai paradisi terreni, di coloro che non hanno vissuto nel totale spregio per il domani, perché come hai sottolineato tu, il mercato non ha vita propria, ma è fatto di uomini, di uomini che hanno preso troppe decisioni sbagliate e facili, per troppo a lungo…ma il vero dramma è “Potranno mai esserci vincitori e vinti, salvati e non, se ci troviamo tutti sulla stessa nave che cola a picco?”
    E come ha scritto Manzoni, ai posteri l’ardua sentenza.

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