Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli

I sogni

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Questo post è indicato a chi, ancorché adulto, ha capito che essere grandi non passa per la negazione dell’essere bambino, realtà che è in ognuno di noi (come ben sanno i gatti). Non volevo dirti che un po’ il post l’avevo “pensato” già ieri, quella che potrei chiamare ispirazione (del tutto in modo improprio, almeno nel mio caso) non segue il tempo, non volevo creare aspettative, attese o chissà (se e) che altro. Visto che ultimamente il tempo sta tornando quello che era per me una volta, ovvero nulla, ho preferito non fare cenno ad alcunché di ciò cui avevo pensato. Sia mai che mi perda ancora con il tempo in amabili discussioni su questo e i restanti universi.

Il sonno, il sogno e le altre dimensioni.

L’etimologia di sogno, dal latino sòmnium e di derivazione dal graco ypnos (sonno) ci mostra come il sogno sia un a naturale estensione del sonno, un qualcosa che fin dai tempi più remoti ha sempre accompagnato l’uomo e non solo. Già, perché svariati studi hanno dimostrato come, non solo l’uomo o più genericamente i primati, ma anche algtri animali sognino. Il sogno quindi non è prerogativa del raziocigno, non è certo il regno della logica o della perfezione ragionamento lineare. Affonda le sue radici in un passato che non è stato ancora chiaramente scorto, di cui poco si sa e ancor meno si studia.

Il sogno nasce e cresce quando il nostro emisfero sinistro soggiace a Morfeo e ne segue i consigli. Se l’emisfero della razionalità e della logica si acquieta, allora la creatività, la percezione spaziale e l’intuizione, l’emisfero destro, “parlano” a noi e ci mostrano un altro mondo. Strano e ironico il sonno, ha una durata ben definita (e c’è chi ricorda, a torto, che sprechiamo un terzo della vita dormando) eppure la percezione del suo tempo è istantanea. E’ privo di regole, tranne quelle che noi stessi ci poniamo. E’ di fatto una finestra sull’espressività nascosta di ognuno, non filtrata, non oscurata o negata. Eppure il sonno sempre più è mal vissuto, percepito come un debito e vissuto come una necessità fisiologica ineliminabile. Una sorta di fardello evolutivo che non ha troppi vantaggi.

Ma questa è la visione oggi si ha. Che la cultura occidentale ha, da molto tempo. Eppure il sogno è stato, in passato (e ancora oggi, a voler guardare oltre il “provincialismo” culturale della globalizzazione) una forte molla nell’uomo. Probabilmente fin dalle origini della cultura funeraria, la percezione di un mondo “fantastico” in cui poter svincolarsi dalle leggi della veglia ha portato ad accrescere sempre più l’importanza del sonno e dei sogni. I culti animisti, lo sciamanesimo e tutte le “religioni” che si sono successivamente sviluppate, senza staccarsi da quella che verrà poi definita la dimensione naturale, sono sempre state pervase dal sogno, e in lui hanno posto considerazione e coscienza.

Il sogno come ponte di collegamento tra due mondi, due realtà coesistenti ma reciprocamente quasi del tutto indifferenti. Qui è nato il sogno come legame tra “la realtà” e il mondo degli spiriti, delle forze della natura o altro ancora. Non è fondamentale incentrarsi sul cosa abbai messo in collegamento il sogno, ma è notabile la sua peculiarità di ponte, di sentiero e luogo sicuro in cui congiungere differenti aspetti del mondo.

Anche da “piccolo” trovavo affascinanti il sogno e il sonno, per via di tutto quello che vi accadeva, delle differenti leggi cui sembravano sottostare quei mondi. Era un “mistero” troppo ghiotto per essere trascurato. E così iniziai a cercare di “vedere” il momento esatto in cui ci si addormenta, il momento in cui si aprono le porte di quel mondo, per conoscere il loro nome e poterle chiamare. Per un po’ cercai di “vedere” il momento esatto in cui ci si addormenta, quella linea sottile ed impalpabile oltre cui alla mente non è dato andare, al di la del quale sta il mondo dei sogni, quel mondo in cui tempo era solo una parola come le altre. Ci provai e riprovai senza mai ottenere nulla, svegliandomi il mattino successivo con lo stesso pensiero.

Poi una notte capii dove è la linea, vidi quel confine che nessuna mappa riporta, e conobbi la strada a quel mondo. Il confine era solo nella mia mente, la separazione tra i due mondi non derivava dalla percezione ma dall’interpretazione da parte di quella che chiamiamo realtà. Il sonno e il sogno sono una coincidenza di condizioni ma non necessarie, non imprescindibili. L’aver cercato per un po’ quella linea mi fece scoprire la percezione alterata del se, il rilassamento profondo e l’alterazione della spazialità corporea. Perché cercando quel confine, lo stato di veglia rimaneva appena sopra il limite della coscienza, ma il resto del corpo andava in contro al sonno dei sensi, ma non della mente (o almeno non nello stesso momento).

E dopo tutto questo, in modo molto meno prosaico, non senza lunghi passi, e forse in modo un po’ più leggero, è bello associare a tutto questo anche i sogni ad occhi aperti. E non parlo degli stati di percezione alterata, che pur sogni ad occhi aperti sono, anche se in presenza di stati labili di coscienza. Parlo proprio dell’immaginazione, del perdersi nei pensieri che si rincorrono liberamente, del sognare ad occhi aperti. Purtroppo oggi come oggi si sta perdendo questa capacità, alla rincorsa di qualcosa, di un riflesso fuggevole dell’ego, senza che ve ne sia poi la ragione. La rincorsa della felicità, del periodo dell’oro, di un’età mitica che sia nei singoli come la società stessa cercano spasmodicamente, non vedendo la coppa di fianco.

Il sogno non è solo proiezione “infantile” e razionalizzazione di immagini casuali che arrivano caoticamente ai lobi frontali e prefrontali. E non si limita nemmeno all’espressione di un subconsio, un modo di comunicare qualcosa che l’io non vuole (o non sa più) percepire. Nessuno nega (per ora) che il sogno sia anche queste cose, ma è un dato di fatto che la materia di cui siano fatti i sogni sia (spesso) la felicità. Sognare e perdersi, immaginare, non legarsi a quello che è il mondo sensibile esterno, questo è il sogno libero. Ma il processo di razionalizzazione estrema porta un sogno ad esasperarsi in una espressione di bisogni inappagati, di fughe e di straniamento. Tale processo finisce con il non trattare il sogno come entità a se stante, non lo pone nel suo mondo, ma lo trasporta dove non è nato e dove vivrà in catene. Anche il “realizzare” i sogni in questo mondo, spesso non porta a tutto quello che si vedeva dall’altra parte del ponte.

Il sogno non è di questo mondo, e la sua cattività non può portare i frutti voluti. I sogni sono liberi, a noi sta viverli e ricordarli, appoggiarci a loro e prendere ciò che ci fa stare bene, ma sempre lasciandogli la libertà. La vita è una mescolanza di sogno e “realtà”, non solo una o l’altra pietanza.

Ps: ora ho un po’ sonno, vado a sognare :)

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Author: Greg Icy Stark

Who am I ? Nothing but the shadow in your eyes, an unknown feeling, a chilly autumn wind.

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