Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli

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Quasi tre settimane fa, dopo una lauta cena con alcuni colleghi di lavoro, mi accingevo a tornare a casa. Ma la macchina era decisamente in riserva, nulla di apocalittico certo, potevo tranquillamente arrivare fino a casa, ma visto che fare benzina la mattina solitamente implica certezza di ritardo al lavoro, mi sono diretto verso il benzinaio di fiducia (simpatica accezione per “il più economico” nel raggio di svariate decine di chilometri).

A questo punto, se questo post fosse una e-mail, probabilmente il mouse scapperebbe fulmineo sul tasto “report as spam” oppure “trash”, ma qui non ci sono tastini del genere, dunque al massimo riceverò qualche commento dai toni più o meno seccati su questo vacuo post.

Ma tornando al discorso. Dopo un certo tratto di strada raggiungo il benzinaio. E’ tardi, più o meno, sono l’una e mezza passate e la piazzola del distributore è apparentemente deserta. L’illuminazione diffusa e giallastra crea ombre che sembrano sbiaditi fantasmi mentre la luna, nemmeno al suo primo quarto, illumina di luce fioca il paesaggio di periferia.

Già, perché la stazione di servizio è vicina ad un centro commerciale, ma di fatto il luogo è quello che potremmo pensare posto sulla linea di contatto tra campagna e città. Attorno ci sono campi, ma anche una superstrada e poco più in la caseggiati che preannunciano la città poco più in la.

Conscio del fatto che per ora sembrerebbe l’inizio di un racconto noir (o parimenti di un rapimento alieno), vi assicuro che sto giungento al punto.

Scendo dalla macchina, più impolverata che mai (non oso immaginare lo stato della vettura se vivessi vicino ad un deserto), mi avvicino al self-service con i miei venti euro, li inserisco nell’apposita fessura e seleziono la pompa due. Ma mentre faccio tutto questo, il rumore del self-service mentre carica la banconota porta la mia attenzione sull’ambiente circostante.

Il silenzio. Ascolto rapito il silenzio. Mentre tolgo il tappo e riempio il serbatoio ascolto i rumori che sto facendo, e li sento netti e distinti sul fondo di quasi assoluto silenzio che scivola tutt’intorno. A me piace il silenzio, mi piace ascoltare ogni più piccolo rumore, il suono del vento, la natura nel suo muoversi, l’ambiente. Ma questo silenzio, li al distributore, era qualcosa di distante.

Finito di fare benzina mi sono fermato, giusto un attimo, ad ascoltare quel silenzio. Non c’era nessun rumore, nessuna macchina in lontananza a correre su lingue di asfalto, nessun grillo in cerca di conquiste, niente vento per muovore ed accarezzare il mondo. Era un silenzio asettico, puro nella sua composizione ma del tutto inusuale. Normalmente il silenzio è tale nelle nostre menti, non nella realtà. Nel senso che quello che etichettiamo per silenzio è invece la natura, le parole nella mente, un indistinguibile rumore di fondo che comunque è presente. Quel silenzio invece era proprio assenza di rumore, vuoto, di quel silenzio che urla la sua esistenza. Quel silenzio che non ti aspetteresti né immagineresti mai di trovare, soprattutto in un luogo all’aperto.

Sono rimasto rapito, per un attimo, da quel silenzio, forse perché in quell’assenza di ogni rumore, potevo sentire davvero i miei pensieri, forse perché nel silenzio più assoluto non si è più affascinati dal mondo che ci circonda, e ci si trova faccia a faccia con noi stessi.

Tutto qui.

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Author: Greg Icy Stark

Who am I ? Nothing but the shadow in your eyes, an unknown feeling, a chilly autumn wind.

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