Far From Earth

Chronicles From Zeta Reticuli

Il Clima

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libero_109
Una definizione abbastanza generica di clima lo riporta come “insieme delle condizioni atmosferiche di una regione considerate in relazione a lunghi periodi di tempo”. Clima, termine con cui in genere si definisce la media delle situazioni meteorologiche in una date regione un determinato lasso di tempo. Questa definizione è però ingannevole in quanto alcuni fenomeni che determinano l’evoluzione del clima in certe regioni rappresentano degli estremi meteorologiche quindi tendono a scomparire nella media. Il clima è in relazione alla posizione geografica, alla morfologia del territorio e alla circolazione generale dell’atmosfera.

Classicamente si usa definire il clima attraverso due variabili principali, l’umidità e la temperatura, e su di esse è basata la classificazione dei diversi climi formulata da W.Koppen attorno al 1900. La moderna scienza del clima e delle sue variazioni richiede al contrario tutta una serie di variabili che sono altrettanto determinanti: la latitudine alla quale iniziano i ghiacci, la nuvolosità e la sia distribuzione in latitudine e quota, i flussi di calore latente dalla superficie all’atmosfera, il flusso di calore oceanico verso le latitudini, l’ammontare di anidride carbonica in atmosfera l’ammontare di ozono.

In questo periodo, anche se la tendenza è vecchia di decenni (e secoli, affondando fino ai tempi dei romani, e oltre), si parla molto del clima, delle sue bizze e dei suoi rivolgimenti. Ancora ricordo come anni fa, quando ancora non vi era certezza (o dovrei dire maggioranza) sul perché di questi fenomeni, si caldeggiava l’idea che il clima, come da definizione, raggruppa tempi ampli e dunque non è relegato alle variazioni del momento. Questo è (almeno in parte) vero, ma come i tempi a venire hanno mostrato, forse le cose sono un po’ più “complesse” di quanto si pensasse.

Il clima si potrebbe dire sia quasi un essere vivente a se stante, e pennellando una vena polemica aggiungerei che non stia particolarmente bene ora come ora. Ma il clima è molto diverso da ciò che si sperimenta tutti i giorni. Cioè. Appare a tutti chiaro come, nonostante i progressi della tecnica (computer sempre più potenti, metodi sempre più sofisticati, maggiore tempo e risorse), le previsioni del tempo siano migliorate solo di un poco (non parlerò dell’impatto delle aspettative, che possono alterare significativamente quello che si percepisce come risultato).

Il clima è un sistema fisico molto complesso, non bizzarro, semmai molto variabile. Se fate cadere una pallina da tennis, sarà relativamente facile stabilire a priori la sua velocità, posizione, altezza di rimbalzo e quant’altro. Questo perché una pallina da tennis è un sistema “semplice” (o meglio, si può descrivere in modo semplice e al contempo relativamente fedele). Il problema del clima invece, è che dipende da un numero sterminato di variabili, e queste possono anche singolarmente influenzare profondamente l’andamento dello stesso.

Famosa (e spesso abusata) è l’affermazione di Lorenz “Un battito d’ali di farfalla a Tokyo può provocare un uragano a New York”. Questa sta a significare che le dinamiche del clima sono influenzate anche da piccoli cambiamenti. Certo, l’affermazione di Lorenz era un po’ volta all’eccesso (ma potrebbe capitare), resta il fatto che i cambiamenti del clima non sono proporzionati alle cause, nel senso che due medesime azioni (all’apparenza uguali) possono dare due esiti completamente differenti.

Quanto dunque l’uomo influenzi il clima è una buona domanda. Sarebbe facile dire che sia la causa degli attuali cambiamenti, ma ancora di più sarebbe relegargli una componente trascurabile. La “verità” è che non è possibile stabilire con certezza ed esattezza quanto delle attività antropiche abbiano influenzato il clima. Questo non toglie che limitare l’impatto delle attività umane sul clima sia una buona scelta, dettata, se non dai fatti, per lo meno dalla ragionevolezza. Il clima ha alle spalle miliardi di anni, e noi ne conosciamo direttamente solo una frazione infinitesima della storia.

La paleoclimatologia ha mostrato come il clima sia molto più “imprevedibile” di quanto pensassimo (e/o vorremmo). La cinematografia di converso ha esplorato il filone catastrofico con più film, che spesso (a volte a torto) sono stati bollati come allarmisti e del tutto infondati. Il problema principale però è che in un sistema complesso come il clima, non si può negare che possano accadere fenomeni estremi, c’è solo da stabilire in che lasso di tempo si manifesteranno.

Ci sono più evidenze che mostrano come il clima nel futuro sarà più caldo alle nostre latitudini, diventeremo una regione tropicale/desertica, e di questi cambiamenti ne risentiranno sia la fauna che la flora. Come opinione personale credo che tali cambiamenti saranno più veloci di quanto non si immagini, e altresì non credo si possa (né sia utile) contrastare tali cambiamenti. Concludo con una interessante frase, che qualche tempo fa ho letto sulla rete:

L’universo non ha leggi — ha abitudini, e le abitudini possono mutare.

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Author: Greg Icy Stark

Who am I ? Nothing but the shadow in your eyes, an unknown feeling, a chilly autumn wind.

8 thoughts on “Il Clima

  1. Sto convincendo mia madre a piantare cacao al posto dei soliti pomodori.
    Le abitudini possono mutare, ma ci vuole una predisposizione per il cambiamento. Il pianeta, invece, subisce. Darwin “conta” in questo contesto?

    • Ciao bellissima, che ne dici di un ibrido come i pomodori al gusto di cacao? :D ;) Già, le abitudini possono cambiare, bisogna che si abbia anche la volontà di cambiare. Per Darwin … mmm … credo scriverò una continuazione del post.

      • Ottimo suggerimento: lo giro subito a mia madre ;)
        Aspetto la continuazione del post. Un bacio.

  2. ohhhhh finalmente qualcosa di interessante!!!! ma siccome è lungo e bisogna leggere con calma e soprattutto con i neuroni predisposti ;o)quando l’avrò terminato tu sicuramente avrai già inviato la seconda parte… o no? ehehehe vabbè cmq mi riservo un commento a fine post oppure chi lo sa ma… vedremo..nel frattempo pensavo ai pomodori al cacao … a sto punto mi sorge spontaneo un pensiero culinario.. il cacao co la maionese non si sposa proprio… cazzarola na bella insalata di pomodori guarniti co na montagna de panna e na spruzzata de cannella…… oddio rabbrividisco al pensiero ;o))))))

    • Non so se mia madre accetterà mai questo suggerimento: lei, come la figlia, non ama (molto) la maionese, ma la panna sì. Un sorriso

      • Ma come nooo!!! E’ così buona la maionese, con un cucchiaio di aceto balsamico poi è il massimo ;)

  3. Non condivido…la scienza è di per se una conoscenza imperfetta, che rende la verità di oggi, l’inesattezza di domani… il clima muta da sempre, ma con processi naturali, l’uomo ha fortemente e drasticamente intaccato l’equilibrio delle cose interferendo…attribuire i danni ecologici con le rispettive reazioni del pianeta al brigantaggio umano, non è una questione di scienza, ma una questione di coscienza. Credo che il genere umano non sia nella posizione di “attaccarsi al capello” cercando di capire se questi cambiamenti possano o meno essere scientificamente considerati conseguenza diretta di anni di abuso indiscriminato, credo invece che dovrebbe considerasi una verità data e certa, e che veramente si assistesse ad un interesse generale e concreto verso un problema drammaticamente serio. Concludo dicendo che spesso cambiare abitudini non è una scelta per il meglio, ma volta invece al male minore…

    • La tua è esattamente la mia stessa idea (che a quanto pare ho espresso un po’ troppo fumosamente). Quello che volevo sottolineare è proprio come oggigiorno ci si scontri più sulle responsabilità che sull’intervento vero e proprio per cambiare le cose. Come ho scritto, non è questione se l’uomo causi o meno cambiamenti, è certo però che tale possibilità con l’attuale “stile di vita” esiste, quindi sarebbe una saggia idea cercare di eliminare o mitigare la propria componente. E se poi non pesava nulla, rimarrà l’aver tentato. Quanto al cambiare abitudini, è sempre al meglio (è solo banale relativismo). Scegliamo sempre per andare verso il meglio, come questo poi sia definito (spesso in modo molto locale, soggettivo o poco condivisibile) è un’altra questione.

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